GABRIELE MORONI
Cronaca

Frodi, partite aggiustate e sonniferi: ma il calcioscommesse è prescritto

Cremona, dopo nove anni esaurito il tempo per gli ultimi cinque imputati. Fra loro anche Beppe Signori

Beppe Signori in tribunale con il suo avvocato Patrizia Bravi

Beppe Signori in tribunale con il suo avvocato Patrizia Bravi

Cremona, 16 dicembre 2020 - Alla fine il pallone si è sgonfiato. Il reato è prescritto. Il procedimento sul calcioscommesse è chiuso. A nove anni e mezzo da quel mese di giugno del 2011 quando deflagrò l’inchiesta della procura di Cremona per associazione per delinquere finalizzata alla frode sportiva. Il mondo del pallone pareva destinato a essere squassato.

Ieri l’ultimo atto. Il tribunale cremonese, come richiesto dal pm Davide Rocco, ha pronunciato una sentenza di non doversi procedere per intervenuta prescrizione nei confronti degli ultimi cinque imputati rimasti: Beppe Signori, l’ex calciatore serbo Almir Gegic, Antonio Bellavista, ex capitano del Bari, Valerio Giosafatte detto Cesare, un corriere al quale si era affidato Bellavista, Marco Paoloni, ex portiere di Cremonese e Benevento. Amaro il commento dell’ex procuratore di Cremona, Roberto di Martino: "Almeno quindici persone hanno collaborato e hanno patteggiato il reato associativo per pene severe. Altri sono venuti a costituirsi anche dall’estero e si sono messi in galera da soli. Quasi tutti gli arrestati hanno fornito almeno una parziale confessione. La giustizia non ha fatto una bella figura. La prescrizione è sempre una sconfitta. Come procura è stato fatto tutto il possibile per velocizzare il procedimento. Questa conclusione è un incentivo per qualunque imputato a non collaborare e a tirarla per le lunghe. Forse qualcosa della macchina giudiziaria non funziona".

Signori, l’unico in aula, ha rilasciato dichiarazioni spontanee. "Mi piaceva scommettere - ha dichiarato l’ex bomber di Lazio, Bologna e della Nazionale -, ma l’ho sempre fatto in modo leale. Alterare le partite non mi è mai passato nell’anticamera del cervello". Ha rinunciato alla prescrizione per tre partite oggetto di altri procedimenti. A Cremona chiedeva che fosse dichiarata la sua totale estraneità. In una memoria basata sul fascicolo del pm, il difensore Patrizia Brandi aveva richiamato l’articolo 129 del codice di procedura penale, che consente di pronunciare una sentenza di assoluzione nel caso che risulti evidente dagli atti. Cinquantasei arresti. Circa duecento iscritti nel registro degli indagati. Molti nomi squillanti. Decine di migliaia di intercettazioni. Nel febbraio del 2015 il procuratore di Martino notifica l’avviso di chiusura indagini a 130 persone e in luglio chiede il rinvio a giudizio per 104 fra calciatori di serie A, B e Lega Pro, ex giocatori, dirigenti. Si avvia un percorso processuale lungo e accidentato. Il palleggio fra Cremona e Bologna. La Cassazione chiamata due volte a decidere sull’attribuzione.

Esclusi riti alternativi e patteggiamenti, sono una cinquantina coloro che vanno a processo per il reato associativo. Fra loro, Signori, l’ex capitano dell’Atalanta Cristiano Doni, il capitano della Lazio Stefano Mauri, Stefano Pellissier, attaccante del Chievo, Roberto Goretti, direttore sportivo del Perugia, l’ex calciatore Stefano Bettarini. Nell’aprile del 2017 i giudici cremonesi trasferiscono la maggior parte del procedimento a Bologna, dove ritengono che si sia manifestata e realizzata l’operatività dei due principali sodalizi. La Cassazione, interpellata sulle competenze, decide che non esiste conflitto. I magistrati petroniani sollevano nuovamente la questione davanti alla Suprema Corte. Nel luglio del 2019 il tribunale di Bologna applica la prescrizione per 26 dei 31 imputati. Rimangono le posizioni di Signori e degli altri quattro. Tempo un paio di mesi e una sentenza della Cassazione decreta la competenza di Cremona. Nel frattempo anche per gli ultimi cinque imputati sono maturati i tempi della prescrizione.