Milano, 29 ottobre 2020 - "Stiamo tenendo duro e anche parecchio. Ma più di tanto non puoi tirare la corda, perché si rischia che si spezzi". Con queste parole Massimo Galli, l'infettivologo del Sacco, ospedale milanese in prima linea nella battaglia contro Covid-19, delinea la situazione vissuta in questi giorni in Italia e in particolare in Lombardia. Giorni duri, durissimi. Segnati da una costante crescita di contagi e ricoveri. Oggi sui 26.831 casi di coronavirus accertati in Italia oltre 7mila sono relativi al territorio lombardo. In 24 ore con 42.684 tamponi processati- stando ai dati della Regione Lombardia - si sono registrati 7.339 contagi (242 ‘debolmente positivi’ e 45 a seguito di test sierologico) e 57 decessi, a fronte dei 217 morti di tutto il Paese. In lieve miglioramento il rapporto positivi-tamponi, sceso al 17,1% (mercoledì aveva raggiunto il 18,3%). A far scattare l'allarme rosso, oltre al numero dei positivi, è anche e soprattutto il fronte ospedaliero: nelle ultime 24 ore c'è stato un aumento vertiginoso, di 53 pazienti, nelle terapie intensive (che hanno raggiunto quota 345 ricoveri)  e +283 negli altri reparti (3.355 in totale). I guariti/dimessi di oggi sono 804, in totale 92.567 (di cui 3.879 dimessi e 88.688 guariti). 

Arcuri: "Bisogna raffreddare la curva subito"

Dati destinati a crescere, almeno per i prossimi giorni. L'eventuale (e aspicato) effetto delle misure sin qui adottate (Dpcm e ordinanza regionale sul coprifuoco) si vedrà solo tra una decina di giorni. Oltre che per la Città Metropolitana, l'allerta è massima anche sulla Brianza e sulla provincia di Varese (che ieri ha sfiorato i 2mila casi). Una situazione difficile. "La crescita del contagio non è mai stata così impetuosa -  ha detto il commissario straordinario all'emergenza Covid 19 Domenico Arcuri parlando dell'emergenza Coronavirus in Italia -. Fa meno danni, ma se non raffreddiamo la curva, nessun sistema sanitario, tantomeno quello italiano, sarà capace di reggere".

Covid-19 in Italia, contagi del 29 ottobre / Pdf

Le regioni che registrano una crescita più evidente nella diffusione di Covid-19 sono Lombardia, la Campania (3.103 a fronte di 17.735 tamponi) e il Piemonte (con 2.585 casi su 12.787 tamponi). In Italia gli attualmente positivi sono 289.191 (+12.734), i dimessi/guariti 3.878. Non si arresta l'aumento dei ricoveri, + 983 per un totale di 15.964. In tanto in terapia intensiva sono ricoverati 1.651 pazienti (+115). In isolamento domiciliare si trovano in 281.576. 

Bollettino 29 ottobre emergenza Covid in Lombardia 

I dati dell'emergenza Covid-19 in Lombardia giovedì 29 ottobre

Sono tre le province che da sole raccolgono oltre due terzi dei nuovi casi lombardi: Milano, Monza e Brianza e Varese. Prima per contagi giornalieri ancora una volta la Città Metropolitana con 3.211 positivi, di cui 1.393 a Milano città. Vicine alla soglia dei mille casi giornalieri Monza e Brianza (+930) e Varese (+920). Forte incremento anche in provincia di Como, con 573 nuovi contagi. A Brescia +382, a Pavia +317. Incrementi sempre a tre cifre ma più contenuti a Sondrio (176), Lecco (141), Cremona (138), Bergamo (135) e Mantova (105). Unica provincia con un aumento a due cifre a Lodi, oggi +93. 

Lockdown a Milano: ecco cosa sta succedendo

"Chiudono un'altra volta?", è la domanda che serpeggia tra i lombardi. Del resto il rebus delle misure anti-contagio è al centro del dibattito politico nazionale e locale. Nelle scorse ore a chiedere nuovi provvedimenti e a lanciare l'allarme sulla situazione esplosiva del capoluogo è stato Maurizio Viecca, primario di cardiologia al Sacco di Milano:  "Gli ospedali di Milano sono al collasso, non c'è più posto per i pazienti. Avanti così, si rischia di morire in ambulanza o in casa, come accadeva in primavera". Presi d'assalto i pronto soccorso, con ambulanze in codaIn trincea anche i medici di base di Milano. La Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale), sezione di Milano e Lodi, ha sottolineato che c'è una "pressione insostenibile sulla medicina generale", con i contagi da Sars-CoV-2 che si impennano. Sull'ipotesi di un lockdown a Milano ieri è intervenuto il Ministero della Salute con Speranza che ha annunciato un focus dedicato proprio alla situazione dei contagi a Milano e Napoli, le due città più duramente colpite dalla nuova ondata. In merito all'ipotesi di una nuova stretta il sindaco Giuseppe Sala ha spiegato che se il lockdown "s'ha da fare io, sindaco del Comune di Milano, da padre di questa comunità voglio essere coinvolto, voglio vedere i dati e voglio essere partecipe della decisione".

Crisanti: lockdown a Milano? Da fare già 10 giorni fa

Secondo Andrea Crisanti, direttore di microbiologia e virologia dell'Università di Padova, i provvedimenti sono già in ritardo sulla corsa al virus. Il lockdown a Milano "era da fare 10 giorni fa". "La situazione non induce all'ottimismo - ha detto -. La trasmissione del virus non accenna a diminuire. Così come preoccupa l'elevata percentuale di tamponi positivi: ci dice che c'è una grande fetta di casi nascosti. Per vedere gli effetti delle misure del governo ci vorranno altri 7-10 giorni. Ma, se continua così, non possiamo aspettare altri 10 giorni. In questo momento stiamo rincorrendo il virus"

Gallera: impossibile convivere con virus

Dalla Regione oggi si è espresso l'assessore al Welfare Giulio Fontana: "Abbiamo provato a convivere in qualche modo con la diffusione del virus nei mesi scorsi. Tutto questo non è servito. C'è una crescita indubbia dei ricoverati e una crescita costante, non esponenziale, delle terapie intensive. Tutto questo preoccupa, ma vediamo se le misure messe in campo e, secondo me un atteggiamento molto più responsabile oggi dei cittadini, producono qualche effetto positivo ed evitano il
lockdown
". "Sono momenti difficili - ha ammesso l'assessore - Anche gli scienziati dicono che l'unico modo con cui si combatte il virus è il distanziamento sociale. Finché non c'è il vaccino, altri strumenti non paiono esserci. E sta accadendo in tutta Europa, non solo in Italia: misure rigide". 

Per approfondire: Covid, la situazione in Europa: dati e misure adottate