il municipio

Rodero (Como), 3 giugno 2018 - Nessun sindaco in municipio. Nessun consigliere in Comune. Nessuna lista per le elezioni che si terranno fra una settimana. Rodero, poco meno di 1.500 abitanti sul confine svizzero, è l’unico paese della Lombardia che non aprirà i seggi e non sceglierà da chi essere amministrato. La silenziosa ribellione contro lo Stato si consuma nel Comasco. Pochi soldi in cassa, nessuna possibilità di incidere sulla vita dei cittadini, nessuna voglia di partecipare. Meglio varcare la frontiera per lavorare e lasciare che all’amministrazione ci pensi la Prefettura. Ieri era il giorno della Festa della Repubblica, ma a Rodero non se n’è accorto quasi nessuno. Niente alzabandiera, niente banda e primo cittadino in fascia tricolore per il discorso. Da un anno infatti fa tutto un commissario che ieri ha però pensato bene di restarsene a Como. Va avanti così da quando Attilio Epistolio, l’ultimo sindaco, dopo dieci anni ininterrotti di mandato, si presentò alle urne e venne bocciato dai suoi concittadini. Non gli avevano perdonato la fusione fallita appena qualche mese prima con Albiolo e Valmorea, per colpa del rifiuto degli abitanti del primo Comune, in nome di antiche rivalità di campanile. «Almeno nel 2017 si è votato – commentano nell’unico bar – quest’anno non sono stati capaci neppure di mettere insieme una lista».

In pista c'era il solito Epistolio che si è però arreso quando al secondo incontro per comporre una lista si sono presentati in sei. «Come dargli torto. Siamo in Italia, ma si sopravvive grazie alla Svizzera – spiega Gabriele Bellini – non c’è lavoro e sono tutti frontalieri. Il paese è piccolo e non ci sono risorse praticamente per fare nulla. La gente si scoraggia e preferisce farsi da parte. I vecchi hanno già provato e i giovani sono interessati ad altro». Così a mandare avanti la baracca ci pensa il commissario prefettizio che in paese si fa vedere un paio di giorni la settimana. Poca nostalgia per la politica: l’ultima grande opera realizzata qui è il muro del cimitero, ma ci sono voluti tre anni per finirlo e a detta di qualcuno non è neppure troppo dritto. Ci vorrebbe un miracolo per riuscire a riaccendere la fiaccola della passione civile, specie finché da Roma continueranno a farsi vivi spedendo tasse e migranti.

Le prime non piacciono a nessuno, i secondi fanno anche simpatia quando scorrazzano in paese in sella alle loro biciclette, l’unico mezzo di trasporto per raggiungere il centro abitato dall’ex-stazione della Finanza dove li hanno confinati, praticamente a un tiro di schioppo dal confine. Sono loro la vera eccezionalità di Rodero: 36 ragazzi, quasi tutti da Ghana e Nigeria, su una popolazione di 1.316 abitanti. Una media di 28 ogni 1.000 persone, ben oltre i limiti di legge. Anche loro si annoiano a Rodero e l’unico istante di tensione, per modo di dire, fu quando alcuni di loro diedero fuoco per protesta a un materasso chiedendo di poter vedere la tv satellitare. Poi l’abbonamento è stato fatto e insieme al calcio è arrivata la pace. «La gente qui è brava – sorridono – ma in paese non c’è niente da fare». Se lo dicono loro, deve essere vero. Per fortuna tra neppure un mese iniziano i mondiali e anche Rodero vivrà le sue notti magiche, senza la Nazionale come il resto d’Italia, ma con la “costinata” che da queste parti è la festa per eccellenza, rigorosamente a base di carne alla brace. In fondo, si può vivere anche senza un sindaco, forse anche senza politica.