Le avvocatesse mentre leggono la lettera davanti al Tribunale di Como
Le avvocatesse mentre leggono la lettera davanti al Tribunale di Como

Cabiate, 15 febbraio 2021 - Bambina mia, Sharon. Esco dal mio silenzio solo per te”. A un mese dalla morte della piccola Sharon Barni, la madre le ha scritto una lettera, per cercare di raccontare tutto il dolore che sta vivendo, affidate alle avvocatesse Elisabetta Fontana e Lara Citterio, che assistono rispettivamente madre e nonna della bimba. La sera dell’11 gennaio scorso, la bimba di un anno e mezzo, era stata caricata sull’elisoccorso priva di sensi, con un sospetto trauma cranico causato dalla caduta di una stufetta che stava appoggiata su un mobile del bagno, come aveva riferito l’ex compagno della madre, che quel giorno era in casa da solo con la piccola vittima.

Ma l’autopsia aveva invece rivelato che la morte era stata causata da botte e da traumi ricevuti anche alla testa: Gabriel Robert Marincat, rumeno di 25 anni, che da tre mesi conviveva con la bimba e la madre, due settimane dopo è stato portato in carcere con le accuse di morte causata da maltrattamenti, e violenza sessuale aggravata. “Ora che un tragico destino ha spezzato i nostri, sogni – prosegue la madre – penso al tuo sorriso. Rivedo il tuo volto, accarezzo i tuoi capelli. Ti penso felice”.

Poi spende alcune parole su quel pomeriggio, in cui lei era al lavoro: “Non so cosa possa essere avvenuto in quelle ore in cui eri a casa – scrive – Telefonavo ogni ora per sapere cosa facevi e come stavi. Ho chiamato tante volte e sono stata ingannata. Mi veniva detto che stavi bene, che era tutto a posto. Ma sentivo nel cuore che c’era qualcosa di sbagliato e ho insistito: nella foto che mi è stata mandata, sembravi quasi assopita”. E poi conclude: “La persona con cui da pochi mesi avevo messo su famiglia, e che diceva di volerti bene, continuava a ribadire che ti eri fatta male per un incidente domestico. Nella tragedia si nascondeva invece una crudele, irrazionale, inaccettabile verità”.