Perseguita l’ex moglie, applicata cavigliera anti stalking a operaio 46enne

Porlezza, prima applicazione del dispositivo nel Comasco. L’uomo non si rassegnava alla fine del matrimonio e negli ultimi tempi era diventato più ossessivo

Braccialetto elettronico

Braccialetto elettronico

La prima cavigliera anti stalking applicata in provincia di Como, è arrivata a Porlezza, applicata alla caviglia di un operaio italiano di 46 anni che da cinque anni non si rassegnava alla fine del suo matrimonio. Destinataria di attenzioni non gradite ma costanti, era la ex moglie, nei confronti della quale l’indagato, per anni, avrebbe ideato e messo in pratica una quantità di azioni di disturbo, tutte finalizzate a creare con la donna momenti di dialogo e di comunanza, per quanto caratterizzati da insofferenza, fastidio e rabbia da parte di lei.

Negli ultimi tempi la situazione si sarebbe ulteriormente aggravata perché l’uomo aveva saputo che la ex moglie, da cui è ormai regolarmente separato, avrebbe iniziato ad avere una frequentazione. Così la sua presenza si è fatta sempre più assidua e persecutoria. La donna, ormai incapace di sopportare anche questa nuova ondata di molestie e invasività, ha sporto denuncia ai carabinieri di Porlezza, che hanno inoltrato segnalazione in Procura. Venerdì è stata eseguita la misura cautelare di applicazione alla caviglia dell’indagato emessa dal Gip di Como, il braccialetto elettronico anti stalking, uno dei 928 messi a disposizione dal Ministero. Il suo funzionamento, per quanto comunque basato su un segnale Gps, si differenzia radicalmente da quello del dispositivo finora utilizzato per chi deve stare agli arresti domiciliari, perché di fatto funziona in modo opposto.

Se quello ormai noto segnala l’allontanamento dai domiciliari, e quindi dalla centralina posta nel domicilio dell’indagato, il braccialetto anti stalking segnala l’eccessivo avvicinamento alla parte offesa, che viene dotata di un sensore, da portare sempre con sé, che si aziona quando il braccialetto entra in un raggio inferiore ai 500 metri di distanza. L’alert arriva ai carabinieri, in questo caso la stazione di Porlezza, che vengono quindi attivati in tempo reale. Una soluzione che, senza generare ricadute sulla vita personale e lavorativa di indagato e parte offesa, crea però una sorta di muro che rende impossibile ogni forma di contatto, anche la sola vista, e quindi quelle condotte di presenza silenziosa ma disturbante nei luoghi frequentati dalla vittima, che spesso caratterizzano questi reati.