Il ministro Bonisoli
Il ministro Bonisoli

Como, 11 settembre 2018 - "Se i reperti vengono trovati in un luogo, appartengono a chi in quel luogo ci abita". Non lasciano spazio a dubbi le parole del ministro dei Beni culturali Alberto Bonisoli sulla futura collocazione delle antiche monete d’oro di epoca romana rinvenute durante lo sbancamento dell’ex cinema Cressoni, nel cuore del centro storico. Nel recipiente di pietra ollare, oltre alle decine di monete (finora ne sono estratte 27), si intravedono anche un piccolo lingotto d’oro e altri due oggetti. "Il posto giusto è Como - prosegue il ministro - e il sindaco e la città di Como sono disponibili. Ovviamente serve un progetto di altissima ambizione e di massima fruibilità".

Disponibilità confermata dal sindaco Mario Landriscina, ieri presente alla conferenza stampa a Milano sul "ritrovamento epocale". E lo spazio più adatto per ospitare i reperti potrebbe essere il Museo archeologico Paolo Giovio. "È una grande occasione per la nostra città - prosegue Landriscina - porteremo un progetto di grande rilievo". Il ministro Bonisoli ha tracciato quindi un parallelo con i Bronzi di Riace, custoditi al Museo archeologico di Reggio Calabria, attrazione turistica per la città. I tempi per riportare a Como le monete - ora conservate in un caveau a Milano - potrebbero non essere brevi. Sono stati avviati, infatti, complessi esami sui reperti e sul frammento di epigrafe di età imperiale rinvenuto. Gli scavi andranno avanti, nella speranza che spuntino altri tesori dal passato. E il futuro del progetto di sviluppo immobiliare sull’area, di proprietà privata? "Il progetto non verrà bloccato - chiarisce la Soprintendenza - ma dovrà adattarsi all’area archeologica".

Il modello è quello delle terme romane, emerse durante la costruzione di un parcheggio in centro. L’area di sosta infine è stata realizzata, e convive con il sito archeologico. Intanto verrà rafforzata la sorveglianza sul cantiere nell’ex cinema Cressoni, inserendolo tra gli obiettivi sensibili. "Ricordo che le ricerche archeologiche non autorizzate sono un reato - ammonisce il capitano Francesco Provenza, comandante dei carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale di Monza - vigileremo in collaborazione con i carabinieri locali".