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11 apr 2022

La casa nel bosco, la cena, il telefono: scovato il primo rifugio dell’evaso

Como, marito e moglie accusati di favoreggiamento: hanno aiutato Massimo Riella a diventare un latitante

paola pioppi
Cronaca
Massimo Riella è da un mese ricercato. Il 12 marzo scorso si è dileguato durante una visita alla tomba della madre Gli inquirenti hanno da subito sospettato che sia stato aiutato da varie persone durante questo periodo
Massimo Riella è da un mese ricercato

Dosso del Liro (Como), 12 aprile 2022 - La sera della sua evasione, sabato 12 marzo, Massimo Riella sarebbe stato accolto in una casa, rifocillato e ospitato, e avrebbe utilizzato un telefono cellulare. È questa l’ipotesi che ha condotto il sostituto procuratore di Como Alessandra Bellù a notificare a una coppia di coniugi di Dosso del Liro l’avviso di conclusione delle indagini che li accusa di favoreggiamento personale del ricercato comasco numero uno. Alessandro Ieri, 50 anni, e la moglie Romina Pisolo, 43 anni, il giorno stesso dell’evasione di Riella lo avrebbero accolto nella loro casa del piccolo Comune in alto lago, meno di 250 abitanti che vivono quasi in mezzo ai boschi, ognuno dei quali conosce tutto di tutti. Gli avrebbero dunque dato una mano a sottrarsi alle ricerche degli agenti di polizia penitenziaria e dei carabinieri di Menaggio, nelle ore in cui la presenza delle forze dell’ordine nei boschi era più concentrata. Gli avrebbero dato da bere e da mangiare, messo a disposizione il loro telefono, accolto in un posto sicuro. Sembra quasi di ripercorrere il testo di una canzone di Fabrizio De Andrè, se non fosse che l’uomo che avrebbe ricevuto i loro favori, è accusato di rapina aggravata ai danni di due ultraottantenni, sopresi in casa, malmenati e feriti per poche decine di euro. Già nelle scorse settimane i carabinieri avevano sequestrato i telefoni cellulari dei due indagati, alla ricerca di indizi che andassero in questa direzione, sfociati ora nell’accusa della Procura.

I due coniugi di Dosso del Liro, potrebbero essere solo i primi di una lista destinata ad allungarsi, sulla scorta delle indagini condotte dai carabinieri di Menaggio, anche in base alle dichiarazioni che hanno reso a tv e giornali i tanti residenti delle zone in cui si sta nascondendo il quarantottenne di Gravedona, che si è dileguato durante una visita alla tomba della madre al cimitero di Brenzio. E che, quasi certamente, può contare ogni giorno sull’aiuto di persone con le quali è cresciuto e che da sempre gli garantiscono la loro solidarietà.

 

 

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