I portici Plinio erano una delle molte zone frequentate dal branco di giovani balordi
I portici Plinio erano una delle molte zone frequentate dal branco di giovani balordi

Como, 31 gennaio 2019 - Piazza Cavour e i portici Plinio, i centri commerciali di Como e Montano Lucino, via Milano e il centro città, le stradine meno frequentate, gli autobus e i punti di aggregazione. Sono i luoghi in cui agivano abitualmente i 17 adolescenti raggiunti ieri mattina dalle misure cautelari emesse dal Tribunale dei Minori di Milano.

Si riunivano in gruppo di tre o quattro, a volte anche una decina. Accerchiavano i coetanei per intimare loro la consegna di denaro e cellulari, li minacciavano per mettergli paura. Prendevano di tutto: dai telefoni ai marsupi, fino agli auricolari. Solo per il gusto di prevaricare. In un caso, hanno rapinato 80 centesimi, trovati in tasca a un ragazzino inseguito e bloccato. Un altro era stato privato delle scarpe.

Perché quasi sempre l’obiettivo non era un bottino interessante, ma la volontà di mostrarsi forti. «Episodi di gravità crescente – ha detto il questore Giuseppe De Angelis – che erano arrivati a prendere di mira le abitazioni private, e non facevano ben sperare». Anche i furti nei negozi avevano obiettivi irrisori: cibo e bibite, oggetti di poco conto, merce da cinque euro. Ma quello che contava era mostrare spregiudicatezza: riuniti in gruppi di otto o dieci, entravano nei negozi e rubavano, nella certezza di non poter essere fermati tutti.

Le denunce raccolte dalla squadra mobile della polizia e dai carabinieri di Como sono giunte da supermercati come la Coop, o dai titolari dei negozi come Hemphouse di via Milano, che vende prodotti a base di canapa o Tessabit, dove a metà agosto sono stati rubati accessori di marca Gucci. A un cliente di un supermercato che stava pagando a una cassa automatica, erano stati rubati i soldi, 50 euro.

La sera del 23 ottobre alcuni ragazzi avevano preso di mira dei garage di via Leoni: la squadra volante della polizia era intervenuta arrestandone tre, altri erano scappati, ma da allora l’impennata di episodi riconducibili a questa banda aveva subito un visibile rallentamento. Il senso di impunità aveva iniziato a vacillare: quei tre ragazzi, trasferiti dal carcere minorile Beccaria alla comunità, ieri sono tornati in carcere, destinatari della misura cautelare assieme ai giovanissimi complici che quella sera erano riusciti a scappare. Ma nel frattempo, era cresciuta la spregiudicatezza nei confronti di carabinieri e polizia: insulti, calci e sputi, minacce di morte. Infine una sera un gruppetto ha accerchiato la questura, quasi a voler inscenare un tentativo di intimidazione.