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21 gen 2022

Gli scienziati contro i teli geotessili: "Non impacchettate i ghiacciai"

Gli esperti bocciano la soluzione adottata sul Presena per ridurre l’impatto dei cambiamenti climatici. Il timore è che le coperture di plastica oltre a non fermare la fusione possano contaminare le acque

federica pacella
Cronaca
I glaciologi sono perplessi sull’opportunità di ricoprire i ghiacciai con i teli geotessili per proteggerli dall’effetto serra
Teli di copertura in montagna

Brescia -  Copertura dei ghiacciai per rallentarne la fusione ed il ritiro? "Non è la soluzione, ma parte del problema". Una dura presa di posizione quella messa nero su bianco da 39 scienziate e scienziati che si occupano di glaciologia e cambiamenti climatici (tra cui esperti di Statale e Bicocca di Milano, Università di Pavia, Arpa Lombardia, Servizio Glaciologico Lombardo), col supporto delle principali istituzioni italiane che afferiscono al World Glacier Monitoring Service. Ad innescare la reazione degli scienziati è stata l’esplosione di domande circa la reale utilità di intervenire sui cambiamenti climatici per salvare i ghiacciai, quando basterebbe usare i teli geotessili, come quello installato sul Presena, che riducono la quantità di luce solare assorbita, riducendo la fusione. Ad alimentare i dubbi sarebbero campagne di finanziamento promosse da alcuni circuiti di pagamento elettronici o, più recentemente, da start-up (come Glac-Up, nata tra Brescia e Milano), per sostenere l’acquisto e la stesura di porzioni di telo geotessile. "Come scienziati che si occupano di glaciologia e climatologia, vediamo nella diffusione di questi progetti alcune criticità che stanno creando confusione, compromettendo la sensibilità ambientale che, con fatica, si è consolidata negli ultimi anni".

Innanzitutto ci sono ragioni di ordine pratico: inutile illudersi, non si potrebbero mai coprire tutti i ghiacciai dell’arco alpino, sia per difficoltà logistiche che per i costi. Inoltre, i teli bianchi non sono del tutto a impatto zero. Tanto per iniziare, per movimentarli, serve l’intervento dei gatti delle nevi, che emettono Co2. Inoltre, i teli stessi sono fatti di plastica, che si usura costringendo alla sostituzione dopo pochi anni. Non è ancora chiaro, poi, l’impatto delle fibre plastiche rilasciate dai teloni stessi. E ancora, nel lungo periodo, con l’aumento della temperatura, gli ambienti evolveranno, mentre il ghiacciaio resterà "insaccato" e isolato dal contesto ecologico-ambientale circostante. "I ghiacciai sono ecosistemi multiformi, dove hanno luogo interazioni complesse con l’ambiente circostante.

Un ghiacciaio ingegnerizzato è invece un accumulo artificiale di acqua allo stato solido, isolato, inaccessibile e impercorribile. Sono davvero questi i ghiacciai che vogliamo salvare per le future generazioni? Placche di ghiaccio sporco impacchettate in un sudario di plastica?". Per gli esperti, sarebbe meglio spiegare che oggi la copertura dei ghiacciai alpini è incoraggiata dalla tutela di interessi economici locali e puntiformi (comunque legittimi) e non ha a che fare con la salvaguardia o valorizzazione dei ghiacciai. "Se questo non viene specificato, come accade nella maggior parte dei casi, questi interventi si configurano come tentativi ben architettati di greenwashing".
 

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