Prodotti locali, tradizioni secolari. Due Igp sulle sei della Lombardia nascono nei borghi bresciani

Realizzati in paesi che hanno meno di cinquemila abitanti. Sei Dop tra 34 sono poi l’ulteriore patrimonio della provincia.

Prodotti locali, tradizioni secolari. Due Igp sulle sei della Lombardia nascono nei borghi bresciani

Prodotti locali, tradizioni secolari. Due Igp sulle sei della Lombardia nascono nei borghi bresciani

Grandi tesori, frutto della perfetta alchimia tra prodotti locali e tradizioni secolari. Sono 34 i cibi lombardi certificati Dop e Igp custoditi nella rete degli oltre mille piccoli comuni lombardi, un tesoro di tipicità che vale circa 2 miliardi. Lo afferma la Coldiretti regionale su dati Ismea Qualivita per la presentazione a Roma del nuovo rapporto di Coldiretti-Fondazione Symbola “Piccoli Comuni e Tipicità“. Si tratta di 14 formaggi, 10 salumi, 2 olii extravergini di oliva, 4 prodotti ortofrutticoli e altri 4 di varia natura (due tipi di pesci, il miele varesino e i pizzoccheri della Valtellina).

Tra questi sono due i prodotti sui sei lombardi che si realizzano esclusivamente in borghi con meno di cinquemila abitanti nel Bresciano. Si tratta del Salmerino del Trentino Igp, un pesce dal basso contenuto di grassi, carne bianca o salmonata e consistenza morbida e asciutta unita a un delicato sapore. La zona di produzione in Lombardia coinvolge solo Bagolino. Sempre a Bagolino sono prodotte le Trote del Trentino Igp, pesci che si presentano con il dorso verdastro, una fascia rosea su entrambi i fianchi, ventre biancastro, macchie scure sparse sulla pinna dorsale e caudale. La carne è molto magra, morbida e delicata.

Fra i 34 Dop e Igp lombardi ci sono poi l’olio extravergine di oliva del Garda e l’olio extravergine di oliva dei Laghi lombardi, il formaggio Nostrano della Val Trompia, il Silter, il Grana Padano (la cui produzione è condivisa con altre province), il provolone Valpadana. Il dossier evidenzia come questo patrimonio di gusto e biodiversità faccia da traino anche al turismo, con due italiani su tre (65%) che in vacanza visiteranno un borgo nell’estate 2024 anche per la varietà enogastronomica.

F.P.