Adnan Muhammad e Singh Sardjit, ritenuti autori del duplice omicidio Seramondi-Ferrari
Adnan Muhammad e Singh Sardjit, ritenuti autori del duplice omicidio Seramondi-Ferrari

Brescia, 20 agosto 2015 - Muhammad Adnan e Sarbjit Singh, il pizzaiolo pakistano e il complice indiano fermati domenica sera per l'esecuzione di Francesco Seramondi e della moglie Giovanna Ferrari, rimarranno in carcere. Lo ha deciso oggi il gip Giovanni Pagliuca, che ha convalidato il provvedimento di fermo ed emesso una ordinanza di custodia cautelare in cella. 

Appena ieri si è tenuto l'interrogatorio di convalidadurato quasi tre ore. Muhamad Adnan, titolare pakistano della pizzeria concorrente, ha ribadito al gip di avere ucciso per rivalità commerciale. Il complice indiano assoldato dal primo ha invece riferito di essere stato ingaggiato al prezzo di cinquemila euro dietro la promessa di un lavoro. "Ha riferito che non sapeva che il pakistano volesse sparare, il mio assistito ha anche cercato di fermarlo", aveva spiegato il suo legale Nicola Mannatrizio. L'uomo ha inoltre negato di avere partecipato all'aggressione del primo luglio al dipendente albanese di Frank, Arben Corri.

"Gli arrestati hanno personalità prive del minimo senso di civiltà e sono di clamorosa pericolosità", scrive il Gip del Tribunale di  Brescia Giovanni Pagliuca nell’ordinanza di convalida dei fermi dei presunti assassini dei coniugi Seramondi, uccisi una settimana fa nella loro pizzeria di Brescia. Sembrerebbe infatti che il pakistano Muhammad Adnan progettava l’omicidio di Frank Seramondi dal novembre di un anno faIn carcere l’uomo ha confessato l’omicidio, precisando però che non era sua intenzione uccidere la moglie di Sermanondi: "Non volevo uccidere la moglie, è stata una fatalità, non mi aspettavo di trovarmela davanti".

Nel frattempo proseguono le indagini degli inquirenti. Dopo il ritrovamento di 800mila euro in contanti sono stati ritrovati nella disponibilità dei Seramondi assegni non incassati. Sono quelli relativi alla cessione della sua pizzeria all’ex dipendente pakistano, che l’aveva poi rivenduta al connazionale diventato assassino. Gli assegni sono stati trovati nei faldoni della contabilità dei coniugi uccisi.