Milano, 25 marzo 2015 - "Oggi è una giornata importante per la lotta al terrorismo", lo ha detto il procuratore di Brescia Tommaso Buonanno commentando l'operazione della polizia "Balkan Connection" effettuata contro una cellula di estremisti islamici attiva in Italia e nei Balcani. Sono tre le persone arrestate dagli agenti nelle prime ore di mercoledì 25 marzo, due in Italia (provincia di Torino) e una in Albania. L'autorità giudiziaria di Brescia ha emesso tre ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di due cittadini albanesi, A.E. zio ed E.E. nipote, il primo residente in Albania e l'altro in provincia di Torino, nonché a carico di E.H. 20enne cittadino italiano di origine marocchina, anch'egli residente in provincia di Torino, indagato per apologia di delitti di terrorismo, aggravata dall'uso di Militanti dell'Isis (Olycom)internet. Secondo quanto appreso, la cellula di estremisti islamici era dedita al reclutamento con finalità di terrorismo di aspiranti combattenti, in particolare per questo reato sono indagati zio e nipote, e al loro instradamento verso le milizie dello Stato Islamico. Cinque perquisizioni nei confronti di altri soggetti ritenuti simpatizzanti dell'Isis sono state effettuate in Lombardia, Piemonte e Toscana. Buonanno ha quindi spiegato l'importanza dell'operazione che  "dimostra come gli investigatori e gli inquirenti mostrino attenzione verso questa nuova situazione, pur con carenze di risorse". Le indagini sono partite dai contatti tra il foreign fighter El Abboubi e i due albanesi.

BRESCIA - I tre arrestati erano in contatto telefonico e Facebook, con Anas El Abboubi italo marocchino residente a Vobarno ( Brescia), inserito nella lista dei 65 "foreign fighters" italiani, partito nel settembre 2013 dal nostro Paese per unirsi all'Isis. Nei suoi confronti il gip ha emesso un'ordinanza di custodia cautelare con l'accusa di "addestramento con finalità di terrorismo". Il 12 giugno del 2013 era gia' stato arrestato dalla Digos per reati di terrorismo e poi scarcerato dal Riesame. Ora si trova a combattere in Siria. L'uomo pochi giorni prima di trasferirsi in Siria aveva effettuato un rapido viaggio proprio in Albania, il 6 settembre 2013 per raccogliere istruzioni su come riunirsi a gruppi jihadisti in Siria. L'inchiesta è riuscita a ricostruire gli ultimi spostamenti in Italia del giovane marocchino residente nel bresciano e i suoi contatti prima di inserirsi nelle fila dello Stato Islamico, dove ha assunto il nome di battaglia di 'Abu Rawaha l'italiano'. Proprio in quel periodo sono scattate le indagini coordinate dalla Procura di Brescia, dopo che il marocchino ebbe lasciato l'Italia. 

Dal profilo facebook 'Anas al Italy' sono state estrapolate immagini che hanno evidenziato le adesioni di El Abboubi a gruppi combattenti per l'affermazione del califfato in Siria. "Unisciti a noi. Il Jihad ti aspetta", recitavano i messaggi sul profilo del giovane ritratto con Kalashnikov, "Uccidi i pagani, e' un dovere per ogni musulmano".

"SCELTA DEFINITIVA" - E’ il 9 gennaio 2014 quando Anas El Abboubi dalla Siria chiama i suoi genitori che si trovavano in Italia per spiegargli che aveva ormai sposato gli ideali dell’Isis e che non aveva alcuna intenzione di tornare indietro. Il gip di  Brescia osserva nell’ordinanza di custodia cautelare che il giovane “si diceva convinto di considerare la propria scelta definitiva e di non voler tornare indietro”. Parlando con il padre, Anas esprime disprezzo per l’Occidente e si descrive ormai come un esperto guerrigliero arruolato nelle truppe dell’Isis. “Quello che fanno i militanti dello stato islamico - afferma Anas - loro non potranno mai farlo. Sacrificano loro stessi con dei camion pieni di esplosivi in mezzo al nemico. In un’unica operazione sono stati uccisi circa 300 soldati (in Siria ndr). Loro saranno in grado di fare questo? Ne’ l’esercito libico ne’ il fronte islamico hanno fatto qualcosa? La fronte islamica e’ stata creata soltanto da tre anni e vogliono combattare lo Stato Islamico”. Da queste intercettazioni e da una serie di foto allegate dentro l’ordinanza i magistrati di  Brescia si dicono ormai sicuri che “El Abboubi a partire dal mese di settembre 2013 abbia lasciato il territorio nazionale per andare a combattere in Siria nelle fila del sodalizio Stato Islamico”.

COMO - Dopo la partenza dell'uomo di Vobarno i due albanesi bloccati avevano individuato un altro aspirante combattente da inviare in Siria. Si tratta di un giovanissimo italo-tunisino residente in provincia di Como, ancora minorenne all'epoca dei primi approcci avvenuti sempre tramite Internet, che, inizialmente titubante, era stato progressivamente convinto ad aderire al Califfato di Abu Bakri Al Baghdadi. Proprio per rinforzare i suoi propositi di combattente, l'estremista arrestato oggi in Albania era appositamente venuto in Italia per incontrarlo. In applicazione della recenti misure di contrasto al Militanti dell'isis a Raqqa (Ap)fenomeno dei foreign fighters introdotte con il recente decreto legge antiterrorismo, il giovane italo-tunisino sara' sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza. Il questore di Brescia ha sospeso i suoi documenti validi per l'espatrio

PROPAGANDA PER L'ITALIA - Il ventenne italiano di origine marocchina arrestato dalla Polizia sarebbe l'autore di un documento di propaganda Isis di recente apparso sul web. Si tratta di un testo di 64 pagine interamente in italiano, intitolato "Lo stato islamico, una realtà che ti vorrebbe comunicare". Il giovane, secondo le indagini, era attivissimo su Internet e avrebbe preparato il documento, di cui si è saputo solo lo scorso 28 febbraio, a novembre scorso. Il testo illustra nel dettaglio le attività del Califfato in Siria e Iraq, descrivendolo come uno Stato che offre protezione ai suoi cittadini ed è spietato con i nemici. L'importanza del documento, sostengono gli investigatori, sta non tanto nei contenuti quanto nel fatto che è stato ideato specificatamente per il pubblico italiano. Le indagini hanno accertato che dopo esser stato messo in rete dal ventenne, il documento è stato rilanciato da diversi utenti, attraverso Facebook e siti internet.

"Se non fossimo intervenuti, riteniamo che a breve molti avrebbero potuto aderire a questa deriva". Cosi' il dirigente della Digos di Brescia, Giovanni De Stavola, durante la conferenza stampa in Procura. Il sostituto procuratore Lesti ha poi spiegato che il materiale sequestrato agli arrestati - pubblicistica e video sul web - erano "destinati a italiani di seconda generazione che, al compimento del 18mo anno d'eta' sarebbero diventati cittadini italiani". In particolare, il documento in italiano era chiaramente "diretto a ragazzi italiani, un target ben definito".

"L'organizzazione di questo gruppo, la loro capacita' di entrare nelle cose non e' limitata ai casi che abbiamo descritto: riteniamo sia una rete importante", ha spiegato il direttore servizio centrale anti-terrorismo, Lamberto Giannini. L'aspetto "piu inquietante", hanno spiegato gli inquirenti, "è l'attivita' di 'fishing' sul web". Ma non di solo web si nutriva la cellula che faceva dell'Italia il proprio terreno di informazione islamista. Vi sono stati secondo gli inquirenti «dei viaggi organizzati per cercare di reclutare» combattenti per la jihad. Lo ha spiegato il dirigente della Digos di Brescia, Giovanni De Stavola, il quale ha aggiunto che «questi viaggi erano costantemente monitorati» dagli organi investigativi della polizia.

IL VIDEO - Del materiale di propaganda rinvenuto nell'indagine fanno parte alcuni video tratti dai siti jihadisti e diffusi tra i terroristi colpiti dall’operazione di Polizia. Il filmato riportava tre diversi frammentiUn miliziano dell'Isis a Mosul (Reuters) con immagini e servizi di propaganda utilizzati dai militanti del Califfato per informare, formare e reclutare i nuovi mujaheddin attraverso filiere di reclutamento attive anche in occidente. Le immagini del video raffigurano uomini che stracciano passaporti, bambini preparati con dure tecniche di combattimento e arti marziali, percossi ai fini dell'addestramento e istruiti all'uso delle armi, adulti in tenuta militare completamente nera attraversare percorsi di guerra e sparare con mitragliatori sotto le insegne dell'Isis.

L'indagine, rende noto il direttore della Direzione centrale della polizia di prevenzione (Ucigos), il prefetto Mario Papa, è durata due anni ed è stata coordinata dall'Ucigos e condotta dalla Digos di Brescia con il concorso delle questure di Torino, Como e Massa Carrara. Uomini dell'Antiterrorismo, della questura di Brescia e del Servizio di cooperazione internazionale di Polizia sono entrati in operazione anche in Albania, nella zona di Tirana.