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12 mag 2022

Industria 4.0: "Senza transizione ecologica, a rischio 435mila posti"

I sindacati chiedono un tavolo istituzionale dedicato alle politiche attive sull’occupazione e alla riqualificazione del personale

Il Primo Maggio con i sindacalisti Francesco Bertoli, Mario Bailo e Alberto Pluda
Il Primo Maggio con i sindacalisti Francesco Bertoli, Mario Bailo e Alberto Pluda
Il Primo Maggio con i sindacalisti Francesco Bertoli, Mario Bailo e Alberto Pluda

Mercato del lavoro a un bivio: senza un’adeguata preparazione alla transizione ecologica, energetica e digitale, a rischio ci sono 435mila lavoratori bresciani. Un’estremizzazione che potrebbe non essere tanto lontana dal vero quella ipotizzata dalla Cisl bresciana, alla luce della transizione ecologica e digitale verso cui sta andando il mondo produttivo e che coinvolgerà tutti. "Se fare un’auto elettrica richiede il 20% della manodopera in meno di un’auto convenzionale o se, nella siderurgia, per produrre 1 tonnellata di acciaio con le nuove tecnologie basta il 20% della forza lavoro attuale, occorre intervenire subito per evitare ripercussioni inevitabili", è la riflessione di Alberto Pluda, segretario provinciale Cisl Brescia, che ha aperto il convegno “Cosa si fa per il lavoro a Brescia?“.

Il quadro di partenza del mondo del lavoro bresciano, rilevato dall’Istat e dall’analisi dei flussi occupazionali, presenta già dei punti di debolezza. L’occupazione femminile, innanzitutto, è sotto i livelli lombardi.

L’analisi illustrata da Elio Montanari evidenzia come il biennio 2019-2021 abbia portato ad un -11mila occupati, con un tonfo soprattutto per le donne (3 volte rispetto agli uomini). "Se guardiamo il tasso di occupazione, a Brescia è al 65,7%, 1 punto meno della media regionale, ma mentre l’occupazione maschile è al 76,7%, sopra la media lombarda, quella delle donne è al 54,2%, contro il 59% regionale".

Dei 160mila avviati al lavoro nel 2021 (+18% rispetto al 2020), 3 contratti su 4 sono forme precarie o flessibili, con casi significativi che spiegano, in parte, anche la difficoltà di trovare nuovi lavoratori. Sul Garda, per esempio, la durata dei contratti di apprendistato, che potrebbe arrivare fino ai 4 anni, è di poco più di 6 mesi, segno che si prediligono queste formule che riducono sì i costi del lavoro, ma non favoriscono la stabilizzazione dei lavoratori.

Altra nota dolente riguarda le qualifiche dei lavoratori: nel 2021 l’84,5% degli avviamenti al lavoro ha competenze medie e basse . "Nell’industria manifatturiera – commenta Montanari – su 56mila pratiche di lavoro, solo 6mila hanno riguardato high-skills. Ma l’industria 4.0 con chi la facciamo?".

Un problema, quello delle competenze, che arriva da lontano: nel Bresciano la popolazione tra i 25 e 49 anni con la laurea è solo il 14,2%, contro il 26,7% di Milano e il 19,7% di media lombarda. "Il punto – sottolinea Montanari – è che se nel 2008 il tasso di occupazione tra diplomati e laureati si equivaleva, adesso c’è una distanza di 10 punti percentuali di chi ha la laurea rispetto a chi ha il diploma".

Con le sfide della transizione ormai alle porte, il sistema rischia di non reggere, senza un cambio di passo nelle politiche attive, volte alla riqualificazione delle persone. "Non si può pensare di risolvere tutto con gli ammortizzatori sociali – rimarca Paolo Reboni, segretario generale aggiunto del sindacato bresciano – quelli continueranno a servire, ma dovremmo metterci tutti attorno a un tavolo e affrontare ora il tema, partendo dalle politiche attive".

Federica Pacella

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