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29 set 2020

Brescia, coltellate alla moglie: ex docente a processo

Rinviato a giudizio per omicidio l’ottantenne che massacrò la donna nel sonno. Anche il consulente dell’accusa mette però in dubbio l’imputabilità

29 set 2020
beatrice raspa
Cronaca
I funerali di Cristina Maioli l’11 ottobre del 2019
I funerali di Cristina Maioli l’11 ottobre del 2019
I funerali di Cristina Maioli l’11 ottobre del 2019
I funerali di Cristina Maioli l’11 ottobre del 2019
I funerali di Cristina Maioli l’11 ottobre del 2019
I funerali di Cristina Maioli l’11 ottobre del 2019

di Beatrice Raspa Antonio Gozzini, l’ex docente che il 4 ottobre 2019 aggredì a morte con un mattarello e un coltello da cucina Cristina Maioli, 62 anni, nell’abitazione di via Lombroso in città, è stato rinviato a giudizio per omicidio pluriaggravato (dal rapporto di parentela con la vittima, dalla crudeltà e dalla premeditazione). A tenere banco al processo - data d’inizio, 11 novembre - saranno con ogni probabilità le condizioni psichiche e l’imputabilità dell’ottantenne, reo confesso, messa in dubbio dalla consulenza non solo della difesa ma anche del pm Claudia Passalacqua. Il magistrato si è dissociato dalle conclusioni del suo esperto e ha deciso di procedere. Gozzini finì la moglie, insegnante di lingua e letteratura italiana all’Itis prossima alla pensione, avventandosi su di lei con un mattarello mentre dormiva. Dopo averla svegliata, la ferì a morte piantandole la lama in gola, nel torace e in altri organi vitali. Quindi provò a tagliarsi le vene con una lametta, disse lui, ma non ebbe il coraggio di andare fino in fondo e farla finita. Rimase barricato in casa a lungo, a vegliare il cadavere, e dopo quasi due giorni telefonò a una vicina: "Chiama il 112, ho ammazzato Cristina". Quando la Mobile lo prelevò in manette, pareva un automa. La violenza in base ai primi accertamenti sembrava esplosa in un contesto di grave depressione che da tempo affliggeva l’uomo. Gozzini al pm disse di avere ammazzato la consorte perché intendeva uccidersi e voleva tenerla sempre con sé. Indagando, mese dopo mese, la Procura ha però iniziato a dubitare del raptus del marito malato, magari pressato dalla compagna che intendeva farlo curare, ma ha dato peso alla sua "gelosia delirante" emersa anche agli occhi del consulente dell’accusa il quale aveva tuttavia concluso per l’incapacità. Alla luce di una compravendita di azioni compiuta dall’anziano a ridosso del delitto, il magistrato ...

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