Giovanna Ferrari e Francesco Seramondi, uccisi nella loro pizzeria
Giovanna Ferrari e Francesco Seramondi, uccisi nella loro pizzeria

Brescia, 16 agosto 2015 - Svolta nelle indagini sull’omicidio di Francesco Seramondi («Frank») e Giovanna Ferrari, i pizzaioli uccisi a fucilate martedì mattina nel loro negozio alla frazione Mandolossa a Brescia. La polizia ha fermato a Casazza, nella Bergamasca, quelli che considera gli esecutori materiali della duplice esecuzione: sono due stranieri, un pachistano e un indiano, uno residente nel centro della provincia orobica e l’altro a Brescia. I due operano nel settore della ristorazione, in diretta concorrenza con le vittime. In serata sono arrivate le prime confessioni. 

La mobile bresciana ha recuperato il fucile a canne mozze (era abbandonato in un campo) e lo scooter a bordo del quale i presunti killer avevano raggiunto la briocheria-pizzeria di via Valsaviore, periferia ovest della città. Uno secondo fonti investigative sarebbe legato all’attività della pizzeria «Dolce & Salato», che sforna tranci a poca distanza dal locale di Frank e della moglie. Proprio Seramondi, che negli anni passati era andato incontro ad alcuni rovesci economici – sulla vetrina della Mandolossa non a caso aveva affisso il cartello ‘Frank ritorna nonostante tutto e nonostante tutti’ – era stato costretto a cedere quel negozio. Lo stesso esercizio poi rilevato da un concorrente. 

Nel 2011 sembra che Seramondi, all’epoca ancora in crisi economica, si fosse speso per sollecitare la chiusura a mezzanotte dei negozi della vicina via Vallecamonica, mentre il suo «Da Frank» rimaneva aperto fino a notte inoltrata. Attualmente invece le pizzerie di Seramondi andavano a gonfie vele e questo potrebbe essere la causa della spietata esecuzione di martedì. 

L’azione degli assassini, consumata alle 10 del mattino in una giornata in cui tutti i negozianti vicini avevano le serrande abbassate per le ferie, era stata ripresa dalle telecamere interne al negozio. Dalle immagini del video la polizia ha estrapolato l’identikit dei due uomini di media statura nonostante avessero il volto coperto da caschi integrali. Uno impugnava il fucile a canne mozze caricato a pallettoni. L’uomo armato ha esploso un colpo al collo di Giovanna Ferrari, che è morta sul colpo, e tre contro il marito che, spaventato dagli spari, si era affacciato dal retrobottega e aveva tentato di fuggire. Le immagini dei killer erano state filmate anche da una telecamera del Comune installata all’incrocio tra via Valsaviore, dove si trova il negozio di Frank, e via Vallecamonica. 
Gli investigatori erano riusciti anche ad identificare qualche numero di targa e questo ha aiutato il loro lavoro. Gli agenti della Mobile in mattinata si sono recati all’anagrafe del Comune di Casazza e, compiuti gli accertamenti, hanno raggiunto l’abitazione di uno dei due, dove hanno sorpreso pure il complice. I poliziotti li hanno condotti in questura a Brescia e, presente il magistrato titolare delle indagini, Valeria Bolici, hanno iniziato a torchiarli con domande stringenti e contestazioni sempre più precise, fino a quando non sono arrivate le prime ammissioni. 

In serata è stato formalizzato in fermo. Giovanni Seramondi, uno dei tre fratelli di Frank, con cui ha diviso quarant’anni di lavoro, ha commentato con poche parole la notizia del fermo: «Meglio così, è un bel risultato, mio fratello deve avere giustizia». Nessun commento invece da parte di Marco, il figlio quarantunenne della coppia assassinata: «Sono in attesa di notizie dalla questura, non voglio fare dichiarazioni». «Presi i presunti assassini dei coniugi di Brescia. Sono due asiatici. A casa loro li avrebbero messi al muro». A scriverlo su Twitter il governatore della Lombardia Roberto Maroni.