Bergamo, trapianto da donatore a cuore fermo su un bambino di 7 anni: il primato dell’ospedale Papa Giovanni

Il cuore aveva smesso di battere ed è stato “riacceso”. Questa metodica di prelievo è stata introdotta in Italia da qualche mese e, finora, era stata applicata solo su pazienti adulti

Bergamo, l'intervento all'ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo

Bergamo, l'intervento all'ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo

Bergamo, 23 dicembre 2203 – E' il primo intervento di questo tipo effettuato in Italia. Un trapianto pediatrico con “donazione a cuore fermo controllata”. La delicata operazione è stata effettuata all'ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, una delle eccellenze italiane in campo medico.

Protagonisti dell'operazione due giovani ragazzi, Nicholas, 16 anni, cerebroleso dalla nascita e costretto in un letto di un ospedale dell'alta Lombardia in una sorta di stato vegetativo, e Mattia, 7 anni (i nomi sono di fantasia), cittadino dell'Est europeo, residente alle porte di Bergamo, da un anno e mezzo in attesa di ricevere un cuore nuovo per una brutta miocardiopatia dilatativa che ogni giorno che passa lo porta sempre più vicino alla morte.

Ad inizio settimana la svolta. Nicholas cade vittima di una polmonite particolarmente grave che gli impedisce di respirare autonomamente. Viene intubato, ma le prospettive di sopravvivenza si riducono drasticamente a fronte di una serie di manovre salvavita piuttosto invasive. I suoi genitori, stremati e con un futuro che si annuncia sempre più buio, dicono basta. Chiedono ai rianimatori che i trattamenti di supporto vitale a cui il ragazzo è sottoposto vengano sospesi. La situazione è così grave che i medici non possono che concordare con la richiesta di mamma e papà di Nicholas. Chiedono, però, ai due genitori di prendere in considerazione l'ipotesi di donare gli organi del figlio. Per salvare un'altra vita. La proposta viene accettata.

Viene quindi individuato il caso di Mattia, in cura all'ospedale Papa Giovanni di Bergamo, dove le opzioni per tenerlo in vita sono sempre di meno. Dai primi accertamenti risulta compatibile con Nicholas. Dunque si può provare. Ma come? In che modo bypassare i problemi connessi allo “spegnimento” di un cuore e poco più tardi alla sua “riaccensione”, sempre nel petto del donatore, in pazienti dove la morte non è accertata con criteri neurologici?

Il programma di "donazione a cuore fermo controllata” può essere una soluzione. In Italia è consentita (116 donazioni di questo tipo nel 2022), ma per i pazienti pediatrici non è mai stata applicata. Sarebbe la prima volta. I medici del Papa Giovanni, che da poco hanno l'autorizzazione a procedere anche in questi casi, non si tirano indietro. In sala operatoria i trattamenti di supporto vitale di Nicholas vengono sospesi e successivamente perfusi utilizzando la Ecmo, una particolare tecnica di circolazione extracorporea. Il cuore di Nicholas ricomincia a battere e viene inserito nel corpicino di Mattia. Tutto va alla perfezione. La prognosi è ancora riservata, ma Mattia sta bene ed è pronto a vivere un felice Natale con mamma e papà.