Paltrinieri nuota nel futuro: "Le Olimpiadi di Parigi? . Vorrei fare il portabandiera"

Al Mondiale di Doha un bronzo negli 800 e un argento con la staffetta nel fondo "Deluso dalla 5 km. Quando pensi di sapere tutto è il momento che sbagli" .

Paltrinieri nuota nel futuro: "Le Olimpiadi di Parigi? . Vorrei fare il portabandiera"

Paltrinieri nuota nel futuro: "Le Olimpiadi di Parigi? . Vorrei fare il portabandiera"

Negli indizi di diverse parole crociate, alla dicitura ’’asso del nuoto’’ la risposta da incasellare è Paltrinieri. L’azzurro è reduce dal mondiale di Doha, dove ha raccolto un bronzo negli 800 stile (con carta olimpica) e un argento con la staffetta nel nuoto di fondo. Tornato dalla rassegna si è fermato a Milano per alcuni impegni con i media, prima di riprendere a tornare in piscina con la voglia matta che lo spinge in acqua.

A Doha ha detto che cerca sensazioni, quali ha raccolto tra gare di fondo, 800 e 1500?

"Sensazioni molto contrastanti, stavo benissimo fisicamente. Negli 800 è stato bello gareggiare ad alti livelli e giocarsela per posizioni importanti, vale lo stesso per staffetta. Nei 1500 ci sono stati errori di distrazione madornali che non posso fare, questo è stato il problema anche della 5 km in mare. Arrivi a un punto della carriera dove pensi di sapere tutto, invece lo sport è così: è qualcosa di nuovo a cui magari non sei pronto e devi stare più attento. Ho commesso errori gravi che mi hanno fatto soffrire lì per lì, ma meglio ora che dopo".

Come vive le sconfitte?

"A Doha, ci sono rimasto molto male. Il 1500 è stata la gara per cui sono stato peggio, almeno negli ultimi anni. Quando sono uscito dall’acqua, ho provato quasi vergogna, non volevo crederci. Allo stesso tempo sono anche in pace con me, sono riuscito ad essere lucido per leggere la situazione, per capire quello che stava succedendo. Non succederà più che sbagli per il fatto di pensare di cavarmela sempre, anche se do il 50% in acqua. Non sono uno che rimugina troppo però, ora vorrei tornare a gareggiare".

Teme che, visto la concorrenza, possano essere dimenticate le sue imprese?

"No, perché alla fine non sarà così. Sicuramente mi potranno superare. Non è una gara con loro per quello che è stato fatto o quello che sarà. Le gare sono sul momento, ci tengo a vincerle, a battere gli altri. In carriera, ho fatto tante cose e sono fiero e grato. Provo ancora a salire sul podio: per questo si sta male se si sbaglia, perché l’occasione è andata persa. Mi piace competere e testarmi con gli altri anche se sono più giovani, più forti o più in forma".

È stato il suo ultimo mondiale in vasca?

"Non ho ancora pensato a cosa farò dopo, dipenderà da tante cose, dall’Olimpiade soprattutto. Tutto è possibile: dopo Doha ho ancora più voglia di gareggiare. Sicuramente la vasca è troppo dispendiosa da allenare e fare, ma credo ci penserò dopo Parigi".

Cosa l’ha conquistata del nuoto di fondo?

"È molto più affascinante rispetto alla piscina. Anche lì, ci sono mille variabili, però nel nuoto di fondo di più: non sai a cosa andrai incontro, sia dal punto di vista meteorologico, sia in base agli avversari. Devi essere molto presente con la testa per capire quello che sta succedendo e comportarti di conseguenza. È uno sport più dinamico, succedono più cose vista la lunghezza. C’è l’imprendibilità".

A Parigi il fondo sarà dopo la piscina…

"Credo di preferirlo, ho fatto gare in tutte le condizioni. In questo modo è un po’ meglio: prepararsi per la piscina prima, ti porta ad una condizione migliore subito, in vasca devi stare veramente bene. Poi si prova a mantenere quello status per il mare: forse più fattibile".

Parigi, la quarta Olimpiade… "Ho tanta voglia di farla. Ne ho fatte tre, ma tutte molto diverse per condizione, sia fisica che mentale. Adesso mi sento pronto a gareggiare. Spero di arrivare bene e di potermela giocare".

Chi vede come portabandiera?

"Se fossi io mi farebbe piacere. Il portabandiera è portavoce di una squadra. Ci sono tanti di atleti che sono delle icone. Forse, direi il mio amico Gimbo (Tamberi, ndr), credo se lo meriti per la sua storia. È un esempio di tenacia".

Nel mentre porta avanti il circuito Dominate the Water, come va?

"Il nuoto in mare non è ancora così diffuso e praticato in Italia come all’estero. Possiamo arrivarci ma serve creare la cultura. Abbiamo ideato il progetto per far sapere che è sicuro nuotare in mare aperto, è divertente e fa conoscere gente. Si visitano posti stupendi: abbiamo organizzato varie tappe in Italia e stiamo lavorando per portarlo anche all’estero e far crescere il movimento. Inoltre, l’altro scopo è quello di fare qualcosa di buono, di ecosostenibile per il posto in cui si va, apprezzando e mantenendo ciò che abbiamo".

Ormai è un veterano della Nazionale…

"Un po’ d’effetto lo fa, sembra ieri quando è iniziato tutto e sono entrato nel giro. È passato tanto tempo, ho incontrato un sacco di atleti. Mi sono confrontato con tutti, sono cresciuto e maturato come persona e a livello sportivo: un bellissimo percorso che non è finito".

Dopo tanti anni cosa la sorprende ancora del suo sport o dello sport in generale?

"Mi sorprende che anche quando si pensa di stare bene c’è qualcosa che scombussola i piani, non sai mai chi vincerà. Non è uno sport dettato solo dalla forza fisica: dietro ogni gara c’è un uomo".