Monza, che limite il digiuno di gol. Ma la difesa è diventata un bunker

Zero reti subite nelle ultime tre partite. Con il Verona poche emozioni e il Var toglie un rigore ai brianzoli

Monza, che limite il digiuno di gol. Ma la difesa è diventata un bunker

Monza, che limite il digiuno di gol. Ma la difesa è diventata un bunker

Aveva chiesto una prestazione solida, al suo Monza, Raffaele Palladino.

Talmente solida da essere così organizzata dietro che è mancato il guizzo davanti per vincere la partita. E così, contro un Verona orgoglioso e spregiudicato, nasce il secondo 0-0 consecutivo che vuol dire tante cose: terza partita senza sconfitta, terza partita senza subire gol, 30 punti in campionato che vale ancora il primo posto nella parte destra della graduatoria, uno in più rispetto a un anno fa a questo punto della stagione.

Con il tecnico brianzolo, le sorprese non mancano: davanti sceglie Colombo e non Djuric, dietro perde D’Ambrosio per un attacco febbrile e preferisce Andrea Carboni a Caldirola, un po’ affaticato.

Manca anche Ciurria per un fastidio al ginocchio: spazio all’esordio dall’inizio per Zerbin. Le scelte pagano: del muro dietro è Carboni che interviene bene in un paio di circostanze, una in particolare su Folorunsho. Intervento che vale un gol. Dall’altra parte il gol arriva, ma Colombo è oltre a tutti sul servizio di Birindelli, tra i più in palla.

Del figlio d’arte è un colpo di testa volante sul quale Montipò è attento, e da lui nasce l’arcobaleno che Zerbin vuole deviare in tuffo col petto a porta vuota: è la palla-gol più ghiotta della partita, non sfruttata.

Prima di lui è Colpani, prima in rovesciata e poi con un piattone troppo aperto, ad andarci vicino: fuori non di molto.

Sembravano segnali incoraggianti, dall’altra parte per Di Gregorio è solo ordinaria amministrazione.

Invece la partita si accartoccia nella ripresa, dove da segnalare c’è solo una svista di Massa che concede un penalty per un presunto fallo di Duda su Zerbin: al monitor la decisione si inverte. Neanche il peso di Djuric ha rotto l’equilibrio: un batti e ribatti continuo, frizzante, ma senza acuti.

Solo i tre fischi hanno alzato i decibel, è tutto sommato - a entrambe - anche guardando la classifica va bene così.