FRANCESCO SARUBBI
Cronaca

Bergamo, inchieste sul Covid archiviate, i familiari delle vittime: “Ci batteremo sempre”

Chi ha subito perdite durante la pandemia annuncia altre iniziative dopo la decisione del Tribunale di archiviare l’inchiesta per epidemia e omicidio colposi

Una delle proteste dell’associazione

Una delle proteste dell’associazione

“È come se a inizio 2020 in Italia non sia accaduto nulla. Noi continueremo nel nostro percorso di denuncia e memoria, perché siamo certi che le morti dei nostri cari siano state causate dalle omissioni sia a livello governativo che regionale e speriamo che prima o poi vengano accertate queste responsabilità".

È il commento degli oltre 600 familiari delle vittime Covid riuniti nell’associazione “Sereniesempreuniti“, dopo la decisione del Tribunale dei ministri di archiviare le posizioni del governatore della Lombardia Attilio Fontana, dell’ex assessore al Welfare Giulio Gallera e di altri 11 indagati, tra cui esponenti del Cts, per epidemia e omicidio colposi, nell’indagine sulla gestione della prima ondata pandemica, come già dell’ex premier Conte e dell’ex ministro Speranza.

I legali dei familiari fanno sapere che agiranno in sedi diverse: "Lascia perplessi questa ordinanza – commenta l’avvocato Consuelo Locati – che di fatto valuta come sussistenti le responsabilità per la mancata attuazione del piano pandemico nazionale e del piano di prevenzione regionale indispensabili per tutelare la salute collettiva ma allo stesso tempo ritiene di archiviare tutta l’indagine inerente alla mancata istituzione della zona rossa nella Bergamasca e alla mancata adozione di tutte le misure previste dal piano pandemico nazionale. Qualora all’esito di un procedimento penale dovessero essere confermate responsabilità di questo genere, i soggetti sarebbero comunque esenti da qualsivoglia sentenza in quanto le loro posizioni sono già state archiviate".

“Utilizzare la sentenza per affermare che non si siano commessi errori è un’offesa all’intelligenza degli italiani e un affronto ai familiari delle 90mila vittime della prima e della seconda ondata – ha detto il microbiologo Andrea Crisanti, senatore del Pd e consulente della procura di Bergamo durante l’inchiesta Covid sulla gestione della prima ondata in Val Seriana – . L’Italia ha utilizzato misure rigorose in ritardo rispetto alle evidenze epidemiologiche". E aggiunge: "Smentisco che tra i quesiti posti dalla procura di Bergamo ci fosse qualsiasi riferimento a valutare la possibilità che i 57 decessi fossero tra quelli che si sarebbero potuti evitare anticipando la zona rossa".