Gleno, un secolo dopo la tragedia: "Il crollo della diga sia una lezione"

Lettera del presidente della Repubblica a cent’anni dalla morte di 359 persone: errori da non ripetere .

Gleno, un secolo dopo la tragedia: "Il crollo della diga sia una lezione"

Gleno, un secolo dopo la tragedia: "Il crollo della diga sia una lezione"

Il giorno del ricordo. Alle 7,15 di cent’anni fa, l’1 dicembre del 1923, la diga del Gleno, dopo giorni di pioggia senza sosta, cedette di schianto, travolgendo i paesi della Valle di Scalve e della vicina Val Camonica, in provincia di Brescia, provocando la morte di 359 persone (tra cui numerosi bambini), le vittime accertate, travolte da sei milioni di litri cubi di acqua che si riversarono nella valle del Povo, con un impeto pauroso. Ieri per non dimenticare quella tragedia il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha inviato un messaggio al sindaco del Comune di Azzone, Mirella Cotti Cometti, componente del Comitato “Disastro del Gleno 1923-2023“.

"L’Italia intera non dimentica - ha scritto Mattarella -, come non possono dimenticare le genti che hanno ricostruito dopo la catastrofe. Esprimo apprezzamento ai Comuni di Angolo Terme, Azzone, Colere, Darfo Boario Terme, Schilpario e Vilminore di Scalve, promotori di iniziative che nella ricorrenza coinvolgono le loro comunità".

Mattarella, nella lettera, sottolinea le responsabilità umane che caratterizzarono quello che i giornali dell’epoca definirono un "immane disastro". "Il crollo della parte centrale della diga fu la conseguenza di gravi responsabilità nella progettazione e nella costruzione, di sconcertanti omissioni nelle autorizzazioni e nei controlli". "Drammatiche lezioni di questa natura - prosegue il presidente della Repubblica - devono produrre maggiore lungimiranza e prudenza. Occorre che si affermi una visione di lungo periodo nella tutela delle persone nei territori, non condizionata da interessi contingenti o indegni opportunismi.

La memoria del disastro del Gleno contiene anche la solidarietà espressa alle comunità colpite e che sempre il nostro Paese ha manifestato con generosità e larga partecipazione di fronte alle difficoltà e ai bisogni in situazioni d’emergenza. E’ un tratto della nostra storia e della nostra cultura che interpreta il valore prezioso dell’unità". Ieri all’ora del crollo le campane delle chiese della Val di Scalve hanno suonato a lutto, per ricordare l’esatto momento dell’inizio della tragedia.