Gianni Salvoldi, maestro di sci a 91 anni: "Di stare sul divano non ho alcuna voglia"

L’insegnante bergamasco premiato in Regione per la sua attività. "Dalle tavole in legno fermate con il fil di ferro ai materiali di oggi La passione resta. Ed ecco perché questo sport mi ha salvato la vita"

Gianni Salvoldi, maestro di sci a 91 anni

Gianni Salvoldi, maestro di sci a 91 anni

Potrebbe trascorrere le sue giornate comodamente sdraiato sul divano di casa. Invece, a 91 anni suonati, passa ancora gran parte del suo tempo sulla neve. Ad insegnare come si scia. Gianni Salvoldi, bergamasco, vive a Clusone ma è originario di Premolo e detiene un primato da fare invidia: è oggi il maestro di sci in attività più longevo d’Italia. Scende ancora dalle piste e dà lezioni di "curve". Come se la data sulla sua carta d’identità non esistesse o fosse soltanto un refuso.

Oggi pomeriggio a Milano, nella sede di Regione Lombardia, il presidente del Consiglio regionale Federico Romani, lo ha premiato con una medaglia di bronzo e una pergamena. All’evento erano presenti anche il sottosegretario di Regione Lombardia Lara Magoni, le figlie di Salvoldi, Mery e Debora, e il presidente del collegio Maestri di sci della Lombardia Gloria Carletti, sindaco di Foppolo, cuore del circo bianco della Bergamasca. "Non ho mai voluto riporre gli sci – ha sottolineato visibilmente emozionato Salvoldi –. Né quando i medici me lo imposero, né ora che me lo consigliano. Anzi, sciare mi ha salvato la vita. Proprio grazie ad una caduta sugli sci nel 2009, i medici scoprirono che avevo un cancro al colon. Riuscirono a prenderlo in tempo e guarii".

Gianni Salvoldi premiato a Palazzo Pirelli
Gianni Salvoldi premiato a Palazzo Pirelli

Dopo aver fatto il contadino, il falegname, il carpentiere e l’operaio chimico, nel 1967 Salvoldi diventa allievo maestro e nel 1971 maestro di sci, dopo aver superato gli esami alla Marmolada. Inizia così il suo percorso nella storica Scuola italiana sci del monte Pora, nella Bergamasca, dove insegna tutt’ora.  «La passione per lo sci – ha ricordato Salvoldi durante la cerimonia di ieri – nacque sui prati di Premolo, quando ero un bambino. Allora si usavano sci di legno, ricavati da qualche pianta del bosco, legati alle scarpe con del filo di ferro. Si saliva a piedi per poi scendere perchè skilift e seggiovie non esistevano".

"Erano anni in cui nevicava molto – ha ricordato Salvoldi –. Non esistevano molte distrazioni e scendere con la slitta o con tavole di legno era tutto il nostro divertimento". Altri tempi rispetto ad oggi, altri materiali. "Faceva molto freddo, andavamo con i calzoni corti – ha spiegato ancora Salvoldi –. Eravamo poveri, ma in quella neve ci divertivamo un sacco". Tra i primi allievi di Gianni Salvoldi al monte Pora, ancora bambino, ci fu Beppe Severgnini, oggi affermato giornalista. Di appendere gli sci e infilarsi le pantofole Gianni Salvoldi, nonostante l’età, non ha nessuna intenzione. "Finchè il fisico regge, vado avanti".