Arrivano i “regali sospesi“. Unicef è Babbo Natale in case, famiglie e ospedali

La consegna dei doni all’Istituto delle suore poverelle per bambini e adolescenti. Oltre ai volontari, i testimonial con storie difficili tradotte in riscatto.

Arrivano i “regali sospesi“. Unicef è Babbo Natale in case, famiglie e ospedali

Arrivano i “regali sospesi“. Unicef è Babbo Natale in case, famiglie e ospedali

Una consegna di doni diventata occasione di condivisione di testimonianze e ricordi, con l’auspicio che anche le parole possano far germogliare speranza. È stato un pomeriggio pieno di emozioni quello vissuto all’Istituto delle suore poverelle (che accoglie minori e donne in difficoltà), dove il comitato Unicef ha consegnato 102 “regali sospesi“ per bambini e adolescenti accolti. "È un’iniziativa realizzata da Unicef Italia – spiega il presidente del Comitato provinciale, Gianfranco Missiaia – con Clementoni, a favore di minori ospiti in strutture ospedaliere e in case famiglia in Italia, oltre che di minori vulnerabili nel mondo. Gli speciali cofanetti creati da Clementoni e illustrati dallo street artist romano Merioone sono dedicati ai diritti dell’infanzia e creati con materiali di riciclo. Contengono puzzle, memo, pennarelli e un activity book. Il ricavato è devoluto interamente ad Unicef".

A Brescia, grazie alla donazione ricevuta dalla raccolta fondi di “60 ore per la vita“ (corsa per l’ambiente e i diritti dell’infanzia di Gianfranco Magli), è stato possibile donare 102 giochi all’Istituto delle suore poverelle; altri saranno consegnati all’Ospedale dei Bambini di Asst Spedali Civili, mentre il 22 ci sarà la consegna al reparto di Pediatria dell’ospedale di Esine, grazie all’iniziativa lanciata dall’Associazione Abio di Esine, sostenuta dall’Associazione PromAzioni360, sede Unicef di Valle Camonica, col coinvolgimento dei vigili del fuoco. "Per noi è una grande opportunità – ha sottolineato Francesca Megni, responsabile Servizi sociali del Comune – condividere tanti bei progetti, come questo".

Oltre ai doni, i volontari di Unicef e i protagonisti di “60 ore per la vita“ hanno portato testimonianze diverse di infanzie difficili ma anche di grande riscatto, come quella di Maya, diventata testimonial Unicef Italia, in quanto proprio l’incontro con Unicef in Moldavia, quando aveva 9 anni, le ha permesso di diventare ultramaratoneta.

Paula, originaria del Cile, ha invece ricordato le difficoltà di vivere in situazioni di povertà, mentre Ivan ha raccontato la sua vicenda di bambino cresciuto in un centro di pronta accoglienza, a Brescia. "Per i ragazzi e le ragazze – ha commentato suor Marina – è bene ascoltare adulti che hanno avuto storie importanti, da piccoli, tradotte però poi in riscatto".