Milano, 3 novembre 2017 - Dalle rime ruvide accanto a Guè Pequeno in “Disgusting” a quelle delicate come piume insieme a Mecna nel brano “Tradimento”, passando alle lucide riflessioni de “La ballata di Mario Rossi”, quello di Ernia (all’anagrafe Matteo Professione) sembra essere un rap nato già maturo. L’album "Come uccidere un usignolo" è un mix credibile di stile, tecnica e contenuti tanto che, da oggi (3 novembre), sarà disponibile in una nuova veste: un cofanetto con 2 cd e 16 canzoni. Per l’occasione il giovane artista milanese incontrerà i fan al Mondadori Megastore di Piazza Duomo (alle 16).

Come è nata l’idea di uno speciale repack?

«"Come uccidere un usignolo" è uscito il 2 giugno riscuotendo un grandissimo successo per un album emergente e di sole 8 tracce, così abbiamo pensato a una sua nuova e speciale edizione».

E le collaborazioni?

«Mecna l'ho sempre trovato molto originale. Negli ultimi anni non ha fatto tantissimi featuring, così ho pensato che averlo nel disco sarebbe stato come avere un diamante. Con Guè invece sono alla terza collaborazione. Sono stato accostato molte volte a lui, sia per il mio approccio alla musica, sia per gli studi fatti ma anche per l'estrazione sociale. Lui è “il vero boss” del “rap game” italiano e volevo averlo ancora in una traccia insieme».

Brani come “Disgusting” o “Pas ta Fête” sottendono a un senso di “intolleranza” nei confronti della società…

«Qui il tema è quello dell'ego trip più classico, tipico dell'hip hop di tutti i tempi: in parole povere "io spacco, tu no". È stato difficile che arrivasse questo concetto anche in Italia; noi latini siamo molto più legati a valori come l'umiltà che alla voglia di rivalsa e di eccellere, tipica degli anglosassoni».

E la scelta di introdurre inserti in francese?

«Ho studiato francese all'Università e ho viaggiato tanto. Sono stato un mese a Tours, nella Région centre, dove ho approfondito la lingua e mi sono appassionato. In più ascolto rap francese da quando in Italia non si ascoltava neanche quello nostrano, mi piacevano Soprano e i Sexion d'assaut».

Milano è la città giusta per chi vuole fare musica?

«Decisamente sì, ora tutti si sono spostati qui per lavorare nell'ambiente e questo denota anche il fatto che negli anni la scena milanese, non solo quella rap, sia stata decisamente più vivace e dinamica delle altre».

Oggi incontrerà i fan. Che rapporto ha con loro?

«A volte non sono troppo politicamente corretto e questo potrebbe infastidire alcuni di loro, ma penso che chi mi segue, sappia veramente apprezzare il mioessere vero e sincero. Non voglio inchinarmi ai miei seguaci per vendere due copie in più, cosa che fanno molti miei colleghi, e non mi aspetto che loro s’inchinino a me definendomi idolo o quant’altro».