Milano, 4 novembre 2017 - Preghiamo Montella di tenere le mani sopra il tavolo (e non sotto) quando leggerà queste righe. Mala storia insegna che gli allenatori del Milan hanno un rapporto disagiato quando trovano il Sassuolo sulla loro strada. Lo sa bene Allegri, esonerato in diretta da Barbara Berlusconi dopo il poker di Berardi al Mapei (gennaio 2014); lo sa bene Seedorf, scaricato dopo una vittoria all’ultima giornata che non permise ai rossoneri di raggiungere l’Europa (maggio 2014); lo sa bene Inzaghi, la cui crisi di risultati (gennaio 2015) iniziò proprio con una sconfitta a San Siro con i neroverdi e proseguì per un girone intero, fino al 3-2 subito al ritorno; lo sa bene Brocchi, scavalcato (aprile 2016) al sesto posto nel suo breve regno post-Mihajlovic proprio dal Sassuolo ed avvicendato - nonostante il niet di un Berlusconi pronto a vendere ai cinesi - anche per via di quella mancata qualificazione in Europa League.

Montella ha vinto questa maledizione la scorsa stagione con due vittorie ricche di polemiche (rigore negato a Politano nel 4-3 all’andata nella prima sperimentazione del Var, rigore generoso trasformato in maniera irregolare da Bacca al ritorno) ma adesso si trova con le spalle al muro. Ha (forse) ritrovato Bonucci e una certa solidità difensiva (il Milan ha subito gol in tre delle ultime cinque gare) ma ha perso completamente il filo del discorso in attacco (quattro gol nelle ultime cinque, tutti contro il Chievo): Suso resta l’unico in grado di fare la differenza ma va troppo a corrente alternata, Calhanoglu è un fantasma, Kalinic è un lontano parente del giocatore ammirato a Firenze.

E poi c’è il mistero André Silva, scommessa da 38 milioni più 2 di bonus (come emerge dal bilancio del Porto: 10 sono finiti delle tasche di Jorge Mendes): «Questa è un’esperienza nuova per la mia carriera e la mia vita. Anche le difficoltà sono importanti per crescere, io non sono pentito né triste di essermi trasferito al Milan, so che il club passa un momento di transizione ma io sto facendo il mio lavoro e sono uscito dalla mia zona di confort che era il Porto. È importante trovare il primo gol in campionato per sbloccarsi, sono convinto che anche con poche opportunità la rete arriverà». Poche opportunità, destinatario Montella. A sentire gli spifferi di Milanello è proprio il rapporto povero tra tecnico ed alcuni giocatori (certi nuovi, altri vecchi che si sentono messi da parte) a preoccupare maggiormente la società che da una settimana ha preallertato Gattuso. Rino è pronto ma chissà se sulla bilancia del cuore ha più peso la grande opportunità che potrebbe arrivare (e magari sfruttarla come Simone Inzaghi) oppure il rischio di bruciarsi come capitato al Milan a Pippo Inzaghi e Brocchi. Discorsi da fare eventualmente lunedì, qualora domenica sera Montella non riuscisse a vincere nella Fatal Sassuolo. Ultima spiaggia per evitare «il funerale da vivo»