Milano, 30 ottobre 2017 - Maria Luisa Vanin  è la signora della musica. Dal 2004 è presidente di Gioventù Musicale d’Italia e da quest’anno, dopo quindici nel consiglio d’amministrazione, presiede la Fondazione I Pomeriggi Musicali. Un’ importante realtà milanese, sorta nel 1945, che alla storica Orchestra ha aggiunto un organismo di produzione, gestione e organizzazione di altre attività: I Piccoli Pomeriggi Musicali, il Teatro Dal Verme e il Teatro degli Arcimboldi, La Milanesiana, il festival Mito-SettembreMusica, la collaborazione con Gioventù Musicale, Associazione Giorgio Ambrosoli, Orchestra dei Conservatori della Lombardia e del Canton Ticino, Opera Lombardia. «I Pomeriggi sono un esempio di sinergia, a cui tutti dovrebbero ispirarsi», racconta la presidente della maggiore fondazione italiana.

Quando ha scoperto di amare la musica?

«Mio nonno, Rosolino, era un appassionato di lirica. Da bambina frequentavo la Scala, ho assistito a “La Norma” con Callas e Del Monaco, ascoltato Renata Tebaldi nella “Tosca”. Durante le elementari, studiavo pianoforte e cantavo nel coro della classe, a nove anni sono rimasta incantata dalla “Barcarolle” di Offenbach, la cantavo in continuazione, da quel brano è nata la mia passione per la musica».

E per l’organizzazione musicale?

«Il preside del mio liceo, il Parini, aveva illustrato le attività di Gioventù Musicale e ne ero rimasta incantata. Non sarei stata una musicista, volevo lavorare nell’organizzazione musicale. Dopo la maturità mi sono iscritta a Giurisprudenza, laureata in diritto penale con Pisapia padre, ma il mio desiderio era rimanere nel mondo della cultura e ho frequentato la Scuola superiore di comunicazione sociale all’Università Cattolica. Negli anni Sessanta le donne che si occupavano di cultura erano signore con tanto tempo libero, io volevo farne la mia professione».

Ricorda il suo primo successo?

«Vivevo a Saronno, nel 1966 sono riuscita ad aprire una sede di Gioventù Musicale e a iniziare una serie di attività concertistiche. Ero una studentessa universitaria determinata e affascinata dal mondo delle note. Trascorrevo le vacanze estive con la nonna sul lago di Como, ogni mattina mi svegliavo prestissimo per vedere l’alba a Moltrasio, lì Bellini ha composto la Norma».

Oggi presiede I Pomeriggi Musicali, realtà profondamente radicata sia a Milano che in provincia.

«Il loro Dna è rimasto integro, hanno allargato le attività consapevoli della società in cui viviamo. Come agli esordi guardiamo ai giovani. Ai Pomeriggi hanno suonato artisti, allora sconosciuti, entrati nel gotha della musica come Benedetti Michelangeli, Abbado, Chailly, Gatti. Il nostro pubblico è composto da fedelissimi, famiglie con i bambini e da ragazzi che cominciano ad ascoltare la classica».

Come siete riusciti a portare il grande pubblico al teatro degli Arcimboldi?

«Abbiamo proposto una programmazione varia e unica che ha interessato non solo il centro, ma le periferie, l’hinterland, le altre province della Lombardia e del Canton Ticino. Possiamo dire vinta la scommessa».