Milano, 25 settembre 2014 - È scontro sui tempi di notifica delle multe per eccesso di velocità comminate agli automobilisti dai 7 nuovi autovelox installati dal Comune a marzo. I verbali di pagamento devono essere recapitati al destinatario entro 90 giorni (non più 120) dalla data di accertamento dell’infrazione. Il limite fissato dal Codice della Strada è chiarissimo, eppure ha finito con l’essere materia di «interpretazione». Il punto dirimente è capire quando un’infrazione possa ritenersi definitivamente accertata. Solo da quel momento parte, infatti, la conta dei 90 giorni. Secondo il Comune e la polizia locale l’intervallo dei 90 giorni inizia quando il vigile di turno ha visionato la fotografia scattata dall’autovelox e accertato, per l’appunto, la sussistenza della violazione. Il risultato è che nelle caselle postali degli automobilisti stanno arrivando verbali che puzzano di vecchio e paiono fatti a misura di ricorso.

È successo, esempio vero, che un’infrazione commessa il 22 marzo sia stata notificata al diretto interessato solo a metà maggio perché la fotografia scattata dall’autovelox è stata visionata dal vigile di turno l’8 maggio. A sollevare la protesta è, allora, l’Usb: «Stando al Codice della Strada – attacca Giovanni Aurea, referente del sindacato di base dei vigili –, il momento in cui bisogna iniziare il conteggio dei 90 giorni è quello in cui viene scattata la foto. Invece l’interpretazione filosofica del Comando della polizia locale potrebbe, teoricamente, dilazionare all’infinito la data dell’accertamento: la conta dei 90 giorni potrebbe infatti scattare dopo mesi, per assurdo anche dopo anni. Vengono meno i principi di trasparenza e correttezza nei confronti dei cittadini». «È evidente – conclude Aurea – che si tratta di uno stratagemma per poter sforare il limite dei 90 giorni». Perché questo espediente, se di espediente si tratta? Perché, sussurrano dagli uffici, le infrazioni rilevate da marzo ad oggi dai sette autovelox sono ormai più di un milione. Soglia record, numero monstre. E i vigili faticano a star dietro a tante foto. Da qui, secondo l’Usb, la scelta di “allungare“ i tempi delle notifiche.

Ma i dirigenti della polizia locale non ci stanno: «In base all’articolo 201 del Codice della Strada, la data dell’infrazione e la data dell’accertamento possono non coincidere quando la violazione viene rilevata da un’apparecchiatura che la documenta in remoto. I fotogrammi sono infatti qualificabili come prove della violazione ma questa può essere confermata solo con la presa visione degli agenti. Solo l’accertamento da parte degli agenti – si sottolinea da piazza Beccaria – è garanzia di imparzialità. La validazione di una violazione, infatti, non può essere demandata ad una macchina che talvolta potrebbe presentare problemi di funzionamento». Ai giudici di pace l’ultima parola.

giambattista.anastasio@ilgiorno.net