Bozzolo (Mantova), 7 maggio 2017 - "Ho visto il papa la scorsa settimana. Gli ho consegnato un libro di don Mazzolari, “Preti così”, e l’ultimo numero di “Impegno”, la rivista della Fondazione, con un articolo di Mariangela Maraviglia sui rapporti fra don Mazzolari e don Milani. Il papa ha passato il libro e la rivista a quelli che aveva vicino dicendo “Questi li voglio sulla scrivania”". Don Bruno Bignami è dal 2010 il presidente della Fondazione don Primo Mazzolari di Bozzolo e postulatore della causa di beatificazione del parroco di Cicognara e Bozzolo, apostolo del cristianesimo sociale, anticipatore della dottrina della Chiesa dei popoli formulata dal Concilio Vaticano II. È parroco a Picenengo, frazione di Cremona, e docente di teologia morale al seminario di Lodi e all’istituto superiore di scienze religiose di Crema e Mantova. Si prepara a vivere la giornata memorabile del 20 giugno. Una visita riservata ma comunque un evento. L’elicottero di papa Francesco atterrerà al campo sportivo di Bozzolo. Alle 9 il pontefice si raccoglierà in preghiera nella chiesa parrocchiale dove è sepolto don Primo. Poi terrà un discorso commemorativo. Alle 10.30 risalirà sull’elicottero con destinazione Barbiana per il ricordo di don Lorenzo Milani.

Don Bignami, come è avvenuto l’“incontro” fra papa Francesco e don Mazzolari?

"In questi anni, dal 2013 in avanti, abbiamo fatto arrivare al papa diversi testi di don Primo, come “Tu non uccidere” e “Misericordia per Giuda”. Li ha letti. Giorni fa gli abbiamo omaggiato ‘Preti così’, la riflessione di Mazzolari ai seminaristi".

Che significato ha la visita del papa a Bozzolo?

"La visita porta due risultati. Quello più importante è l’associazione fra don Mazzolari e don Milani, con il papa che nella stessa mattinata sarà anche a Barbiana. Il messaggio è quello che nell’epoca che stiamo vivendo ci sono figure sacerdotali da non trascurare. La seconda cosa da sottolineare è l’operazione di avvicinamento di papa Francesco a Mazzolari avvenuta negli ultimi anni. Quando viene eletto papa, Bergoglio conosce poco dell’ambiente italiano e quindi di don Mazzolari. Solo in seguito viene a contatto con alcuni testi di don Primo, li legge, ci si appassiona, li medita. Fino ad arrivare a due suoi gesti recenti. Una sorta di prefazione autografa all’edizione di un libro di Mazzolari, “La parola ai poveri”, curata da Leonardo Sapienza, e il dono di una rosa d’argento da collocare sulla tomba di Mazzolari".

Cosa accomuna il papa e Mazzolari?

"Dal testo della prefazione si evince che il punto di raccordo è esattamente nella proposta di una Chiesa dei poveri. Il papa invita a leggere il libro perché, scrive, i poveri sono “la vera ricchezza della Chiesa, i poveri sono l’unica salvezza del mondo!”. La vicinanza fra papa Franesco e don Mazzolari è in questa centralità del povero. Non è l’unico tema. In un suo discorso, in un Convegno della Chiesa di Roma, papa Francesco ha citato “Nostro fratello Giuda”, l’omelia che don Mazzolari tenne il 3 aprile 1958, Giovedì santo. Fra il papa e don Primo c’è una vicinanza sul tema della misericordia di Dio. Il Dio misericordioso di cui Mazzolari parla in tante sue prediche si ritrova in Bergoglio, che in questi anni ha proposto il Giubileo della misericordia e ha riletto il mistero di Dio alla luce della misericordia. Don Primo si è speso molto per un cristianesino che io definisco “incarnato”, in mezzo alla gente, dentro la Storia, che s’impegna non solo a combattere le cose che non vanno nel mondo, ma anche a trasformare il mondo amandolo. Questa è stata la prospettiva di don Mazzolari. Una prospettiva evangelica, l’impegno sul tema dei poveri, della giustizia sociale, della pace. La stessa di papa Francesco".

Qual era il rapporto fra don Mazzolari e don Milani?

"Non si sono mai incontrati ma si conoscevano. Si sono scritti, scambiandosi sette lettere. Alcuni articoli di don Milani sono stati pubblicati su “Adesso”, il quindicinale di don Mazzolari".