Mantova, 30 maggio - Sarà stato un marito o una moglie sull'orlo della resa dei conti davanti al giudice? Oppure qualcuno che voleva scatenare il panico? Probabilmente non si saprà mai chi alle 8 e un quarto di oggi, con una telefonata, ha paralizzato il tribunale di Mantova e quello di Cremona fino all'ora di pranzo, quando l'allarme è cessato. La chiamata da allarme rosso è giunta alla Questura di Milano: "Ci sono due ordigni nei palazzi di giustizia di Mantova e Cremona". Nella capitale della liuteria qualcuno ha individuato l'accento e parlato di un marocchino. In quella dei Gonzaga invece il telefonista è rimasto completamente anonimo.

Ad ogni modo la sede giudiziaria di via Poma (come quella cremonese) alle 8.45, mezz'ora dopo l'allarme, è stata fatta sgomberare dal presidente Luciano Alfani, e sono iniziate le perquisizioni a tappeto. Decine di impiegati, giudici, avvocati, si sono riversati all'esterno del palazzo di giustizia. Solo dopo quattro ore, durante le quali i vigili del fuoco e gli artificieri aiutati dai cani anti-bomba provenienti da Orio al Serio hanno controllato l'edificio, l'emergenza è rientrata e sono state tolte le transenne. Tutti sono tornati al lavoro ma intanto le udienze erano saltate: ieri si discuteva di divorzi e separazioni.