Vailate (Cremona), 8 agosto 2017 - Il pappagalo esemplare di una specie rarissima, muore per infarto a causa di una pallonata. E la compagna del volatile, rimasta vedova, non si può riprodurre. Non è solo una questione d’affetto ma anche economica, perché l’allevatore ha portato in Tribunale una società sportiva di Vailate, in provincia di Cremona, chiedendo un maxi-risarcimento di 150mila euro.

Secondo il suo racconto, le pallonate che durante le partite raggiungono le gabbie hanno già provocato la morte di altri pappagalli, animali deboli di cuore. L’ultimo esemplare morto, però, è un riproduttore di una specie nuova, “inventata” dall’allevatore. I pappagalli sono monogami e si riproducono per un arco di tempo che va da 30 a 40 anni sempre nella stessa coppia. Ora, morendo il maschio, la femmina è rimasta vedova e addio riproduzione. L'allevatore, Antonio Pirovano, ha fatto causa alla società di calcio con 180 bambini nel vivaio, che difficilmente potrà pagare quanto richiesto. «Hanno ammazzato i miei pappagalli ed è giusto che paghino», spiega l’allevatore che ha chiesto 150mila euro. «I problemi sono iniziati tre anni fa - racconta Pirovano, 59 anni, uno dei massimi esperti di Ara chloroptera, pappagallo australiano di rara bellezza - quando il campo da calcetto è stato spostato al confine con il mio allevamento. Dopo un torneo notturno la brutta sorpresa. Ho trovato nella gabbia la femmina alla cova e il maschio morto stecchito a causa di un infarto. A terra c’era ancora il pallone. La società sportiva ha promesso che avrebbe rimediato, ma non hanno fatto nulla. Così ho incaricato l’avvocato Piermauro Stombelli di far causa». Come è arrivato alla cifra da richiedere? «Il pappagallo è monogamo e questa coppia produceva quattro o cinque piccoli l’anno che vengono venduti a duemila euro l’uno. Si tenga conto che questa razza l’ho prodotta io e non ce ne sono altre in giro. La coppia si riproduce per circa 40 anni. Facendo i calcoli dei piccoli persi si arriva a 300mila euro. Tuttavia ho voluto fare uno sconto, pretendendone la metà. La causa si discute il 9 novembre».