Brescia, 18 luglio 2017 - Claudio Salvagni, difensore di Massimo Bossetti, è tornato a parlare della conferma della condanna all'ergastolo del suo assistito per l'omicidio di Yara Gambirasio. E lo ha fatto lanciando una provocazione: "Il Parlamento faccia una norma: se c'è il Dna non si faccia nemmeno il processo, altrimenti è una farsa". Il legale della difesa ha ribadito come, a suo avviso, l'esame del Dna presenti "numerose anomalie" e la procedura seguita non abbia rispettato i criteri stabiliti dalla comunità scientifica internazionale.

Il difensore, insieme al collega Paolo Camporini, si è detto "molto fiducioso perché in Cassazione si parlerà di diritto. Non ci sono giurie popolari ma giuristi di altissimo livello. Le nostre tesi verranno accolte".  "Provocatoriamente il ricorso per Cassazione potrei scriverlo già oggi", ha messo in chiaro l'avvocato. "La sentenza - ha osservato il legale - ha ripreso quella di prima grado e penso meriti una cesoia della Cassazione. Mi spiace che per tutto questo tempo Bossetti debba rimanere in carcere. Non possiamo accontentarci di un colpevole qualsiasi, deve esserci un vero colpevole. Bossetti è totalmente estraneo alla vicenda". Dito puntato, dunque, contro il collegio di giudici togati e popolari presieduto da Enrico Fischetti. Perchè il no della Corte alla perizia genetica, "io lo definisco una vera e propria uccisione del diritto di difesa, non quanto in qualità di difensore di Bossetti. Come cittadino temo queste sentenze che non permettono alla difesa di fare il proprio lavoro. È importante riflettere su un dato scientifico pieno di errori e contraddizioni. Questa vicenda ha travalicato i confini, c'è tutto il mondo che ci osserva". Di Dna ha parlato anche la madre di Massimo Bossetti, Ester Arzuffi: "Perché non vogliono rifare quel Dna? Potrebbe far superare molti dubbi".  Il suo legale. Benedetto Maria Bonomo, ha riportato le reazioni della donna che avrebbe detto di provare "un grandissimo dolore" nel vedere il figlio piangere. 

FAMIGLIA GAMBIRASIO: "Abbiamo accolto la sentenza con la serenità di sempre". I genitori di Yara Gambirasio hanno reagito in questo modo dopo il verdetto della Corte d'assise d'appello di Brescia che hanno confermato l'ergastolo per Massimo Bossetti, come hanno detto al loro legale Enrico Pelillo che li ha incontrati oggi. Fulvio Gambirasio e Maura Panarese si sono detti "molto addolorati" per la pubblicazione nei giorni scorsi su un blog di immagini del corpo della ragazza uccisa. 

 

PERITO CASO FIKRI: "NESSUN DUBBIO" - "Non avevo dubbi sulla conferma della condanna, vista la serietà con cui sono state condotte le indagini dal pm di Bergamo Letizia Ruggeri. Un lavoro di indagine di cui sono onorata di aver fatto parte anche io". In questi termini ha commentato la conferma dell'ergastolo per Massimo Bossetti Leila Hassoun, italiana di origine libanese, perito traduttore che lavora da anni al Tribunale di Milano e che per conto della Procura di Bergamo si occupò di tradurre correttamente un'intercettazione che in una prima interpretazione (di un altro consulente) aveva portato all'arresto di Mohamed Fikri, il marocchino poi scagionato dall'accusa di aver ucciso la ragazzina."Quest'indagine - ha spiegato Hassoun, che da vent'anni si occupa di traduzioni dall'arabo - ci insegna che quando c'è un lavoro tecnico fatto bene si possono ottenere dei risultati. Ad esempio, il mio intervento ha dato una mano, perché poi le indagini si sono indirizzate in altro modo e sono arrivate al Dna di Ignoto 1". 

I guai giudiziari per Fikri iniziarono la sera del 4 dicembre 2010, una settimana dopo la scomparsa di Yara. Con una rocambolesca operazione, i carabinieri raggiunsero un traghetto salpato da Genova e sul quale il marocchino stava raggiungendo Tangeri. Poche ore prima era stata intercettata una telefonata nella quale, secondo una prima traduzione, Fikri avrebbe dichiarato: "Che Allah mi perdoni, non l'ho uccisa io". Leila Hossoun, nell'ottobre del 2012, venne incaricata dal pm Ruggeri di riascoltare l'audio di quell'intercettazione. "Capii subito - racconta - che non c'era la parola 'uccidere', le parole di Fikri era un sottofondo e solo un'invocazione a Dio". Col passare del tempo la posizione del marocchino venne definitivamente archiviata e le indagini si concentrarono sulla ricerca di Ignoto 1, fino a che nel giugno di tre anni fa venne arrestato Bossetti. "Nella traduzione delle intercettazioni bisogna stare molti attenti - spiega il perito - perché una parola tradotta male può causare danni gravissimi». E ha concluso: «Sono molto sincera, ho sempre tifato per la pm Ruggeri conoscendo la serietà del suo lavoro e ieri non avevo dubbi sulla conferma della condanna".

 

LA SENTENZA - In ambienti giudiziari, il giorno dopo la sentenza, si apprende che è stata una camera di consiglio "normale", in linea con i tempi richiesti da una processo complesso, quella durata oltre 15 ore e che ha portato i giudici della Corte d'assise d'appello di Brescia alla conferma dell'ergastolo di Massimo Bossetti per l'omicidio di Yara Gambirasio. Stando sempre a quanto trapela in ambienti giudiziari, i giudici popolari erano stati preparati ad affrontare tempi anche più lunghi. Poco dopo mezzanotte la Corte d'Assise e d'Appello di Brescia ha ricalcato in pieno la sentenza di primo grado, con la quale il carpentiere di Mapello era stato condannato all'ergastolo, l'1 luglio 2016.  I giudici hanno dato ragione quindi al procuratore generale, Mario Martani, che aveva chiesto la conferma della sentenza emessa un anno fa dal Tribunale di Bergamo. Bossetti è rimasto impassibile al momento della lettura del verdetto da parte del presidente, Enrico Fischetti. Poi, come ha riferito uno dei suoi avvocati, Claudio Salvagni, ha "pianto" nella sua gabbia. Il legale ha aggiunto, insieme a Paolo Camporini: "Aspettiamo le motivazioni ma il ricorso in Cassazione è scontato. Questa sera abbiamo assistito alla sconfitta della giustizia". Il muratore prima di lasciare l'aula, scortato dalla polizia penitenziaria, ha avuto solo il tempo di salutare la mamma Ester Arzuffi, che piangeva. In lacrime anche la moglie dell'imputato, Marita Comi. La donna era in aula con gli avvocati. Prima che Bossetti fosse riportato in carcere ha salutato la suocera, Ester Arzuffi, e la sorella Laura. "Giustizia è stata fatta": questo invece il commento dell' avvocato di parte civile, Enrico Pelillo.

La decisione è arrivata dopo oltre 15 ore di camera di consiglio. Ore di attesa, preoccupazione e nervosismo che la moglie, Marita Comi, la mamma Ester Arzuffi e la sorella Laura Letizia hanno passato in Tribunale, con i loro legali e i consulenti della difesa. Ad aspettare, insieme a loro, c'era anche una piccola folla di curiosi, quasi tutti innocentisti, che non si sono persi nemmeno un'udienza sia davanti al Tribunale di Bergamo che davanti ai giudici bresciani. E più la giornata andava avanti, più le speranze per Bossetti crescevano. Del resto, i riflettori sulla storia di Yara, che ha commosso e straziato l'Italia, non si sono mai spenti. La 13enne è scomparsa il 26 novembre 2010 da Brembate di Sopra, nel bergamasco, mentre tornava a casa dalla palestra. L'ultimo segnale del suo telefonino è delle 18.45, poi solo silenzio. Il suo corpo è stato trovato te mesi dopo in un campo di Chignolo d'Isola, a una decina di chilometri da casa, straziato da tagli e contusioni. 

Ieri mattina, Bossetti aveva provato a giocarsi l'ultima carta, quella della sua incrollabile convinzione che i "veri colpevoli" della morte della ragazzina venissero individuati. Dopo aver gridato la sua innocenza davanti agli inquirenti, nel processo di primo grado e perfino in un lungo memoriale, ieri aveva voluto ancora una volta ribadire che con la morte di quella "ragazzina che aveva il diritto di vivere" lui non c'entra nulla. Bossetti aveva iniziato le sue dichiarazioni spontanee alle 8.35, proseguendo fino alle 9.15. "Io non confesserò mai un delitto che non ho fatto", aveva ribadito in aula prendendo le distanze da quel delitto, che non può che essere "opera di persone disturbate, schifose, sadiche, perché Yara poteva essere mia figlia, la figlia di tutti noi. Neppure un animale avrebbe usato così tanta crudeltà".