Brescia, 17 luglio 2017 - E' il giorno del verdetto d'appello del processo a carico di Massimo Bossetti, carpentiere 46enne di Mapello condannato all'ergastolo il primo luglio 2016 in primo grado per l'omicidio di Yara Gambirasio. La tredicenne scomparve il 26 novembre 2010 dopo aver lasciato la palestra di Brembate di Sopra, paese della Bergamasca in cui viveva. Il suo corpo fu trovato tre mesi dopo in un campo di Chignolo d'Isola, a pochi chilometri di distanza da Brembate.

Non uscirà prima i mezzanottte la decisione della Corte d'Assise e d'Appello di Brescia. I giudici sono entrati in camera di consiglio intorno alle 9.30, dopo che Bosssetti per 40 minuti ha fatto dichiarazioni spontanee, dichiarando ancora una volta la propria innocenza. Il presidente Enrico Fischetti aveva preferito non dare indicazioni temporali sull'orario in cui la Corte avrebbe annunciato la propria decisione. Tre le possibili opzioni: riforma o conferma della sentenza di primo grado oppure un'ordinanza con la quale i giudici dispongono una perizia sul Dna, come chiesto dalla difesa. In tribunale, i familiari di Bossetti - la madre Ester Arzuffi, la sorella Laura Letizia e la moglie Marita Comi - e i difensori Claudio Salvagni e Paolo Camporini. Massimo Bossetti ha iniziato le sue dichiarazioni spontanee alle 8.35, proseguendo fino alle 9.15. Si prevede una lunga camera di consiglio. La corte dovrà in primo luogo pronunciarsi sulle richieste della difesa: in particolare sulla nuova perizia sul Dna e l'acquisizione di una foto satellitare del campo di Chignolo. Il presidente, Enrico Fischetti, non ha dato tempi per la decisione: "Non abbiamo limiti".

LE DICHIARAZIONI SPONTANEE DI BOSSETTI

"YARA FIGLIA MIA, FIGLIA DI TUTTI NOI" - "Voi capite che stanotte non ho chiuso occhio, potete comprendere il mio stato di ansia". Poi si è scusato per ""il comportamento scorretto" tenuto nella prima udienza. "Rivolgo un pensiero sincero a Yara, l'unica vera vittima, che avrebbe avuto tutto il diritto di vivere la propria vita fino a quando qualcuno ha deciso di impedirle di realizzare i sogni che aveva - ha proseguito Bossetti -. Poteva essere mia figlia, la figlia di tutti noi neanche un animale avrebbe usato tanta crudeltà. Non oso pensare allo strazio che proveranno per tutta la vita i genitori". "Vi chiedo di lottare con coraggio al mio fianco alla ricerca della verità - ancora Bossetti -. Durante il processo non vi ho tolto gli occhi di dosso, mi ha colpito il vostro atteggiamento attento che avrei voluto vedere anche a Bergamo (nel processo di primo grado, ndr). Vi ringrazio, grazie a tutti voi. Spero che abbiate il giusto senso di responsabilità riconoscendomi la possibilità di difendermi e di essere creduto. Dal giorno del mio arresto ho subito giorni di pesanti interrogatori. A cosa serve se poi non ti credono e alla fine fanno quello che vogliono? Non potevo confessare ciò che non avevo commesso". "Ho sentito cattiverie, sinonimi affrettati, mi sono abituato a tutte".

"GLI ASSASSINI DI YARA? SADICI, PERVERSI, MAIALI" - "Se fossi stato l'autore di quel gesto avrei confessato la sera stessa perché la verità esce subito. La prima persona ad accorgersi della mia colpevolezza sarebbe stata mia moglie, leggendola nei miei occhi, nei miei comportamenti che sarebbero stati diversissimi dal solito". A questo punto Bossetti si volta e guarda la moglie Marita Comi. "Pensate che, se fossi stato colpevole, sarei riuscito a mantenere lo stesso atteggiamento senza dare segni di squilibrio, cedimenti o destare sospetti? Non sarei riuscito a gestire più nulla nella mia vita, la testa me lo avrebbe impedito, non sarei riuscito a svolgere il mio laoro come sempre, non sarei riuscito ad abbracciare i miei figli. Se fossi stato colpevole, credetemi, avrei accettato il rito abbbreviato, come mi era stato prospettato dall'accusa. Sarei uscito dal carcere ancora giovane, ma io non ho confessato e non confesserò mai un delitto mai commesso". "Persone sadiche, perverse, maiali hanno commesso l'omicidio, solo un sadico potrebbe infierire così su una ragazzina. Ma nessuna perizia è stata disposta su di me, perché sarei risultato essere una persona buona. Se non fossi buono, in carcere avrei fatto un macello. Mentre io sto in carcere, i veri assassini sono liberi e stanno ridendo di me e della giustizia. Non lasciate niente di intentato, ve lo chiedo con sincera convinzione. Non ho ucciso Yara, non l'ho mai vista in vita mia. Se fossi io l'assassino sarei un pazzo a chiedere la perizia, ma io non temo nulla. Vi supplico, vi imploro di fare questa verifica che mi darà ragione". Bossetti si è definito anche vittima del "più grande errore giudiziario di tutta la storia".

"MODALITA' DEL MIO ARRESTO? VERGOGNOSE" - "Vorrei parlare delle modalità scandalose e vergognose del mio arresto. Volete archiviare anche questo e fare finta di niente? Tutto il mondo ne è a conoscenza. C'era bisogno di scomodare l'esercito e di farmi inginocchiare davanti a tutti? Perché mi avete trattato così? Perché? Perché? Perché? Vergognatevi. Mi sono sentito come una lepre accerchiata da un numero spropositato di cacciatori pronti a spellarmi vivo. E il mio povero papà, già gravemente malato, ha dovuto vedere suo figlio inginocchiato su un ponteggio?". A questo punto la madre di Bossetti, Ester, piange. "Per favore, abbiate il sacrosanto coraggio - riprende l'imputato - di fare luce su tutto per fugare ogni dubbio. Agite con fermezza e competenza, non date nulla per scontato e distinguete quello che è certo da quello che non lo è".

"PAPA' USCIRA' A TESTA ALTA" - Bossetti ha parlato poi della sua famiglia e, in particolare, dei figli: "Cosa mi chiedono? 'Papà, papà, quando torni a casa? Ci mancano le visite ai parchi acquatici e i giocattoli che ci portavi. Ci manchi tantissimo papà'. E mi chiedono 'Non puoi uscire dal carcere da un'altra porta?' Io rispondo loro che papà uscirà a testa alta dalla porta da cui è entrato. Concedetemi la perizia perché vi possa dimostrare la mia assoluta estraneità ai fatti. Credetemi, per l'amor di Dio, non ho mai alzato un dito contro nessuno. Non sono un assassino, non sono un assassino". Bossetti ha poi concluso: "Ho fiducia nella giustizia, spero nel coraggio e nell'onestà. Mi affido serenamente a voi giudici. La mia vita non è più vita grazie a chi me l'ha rovinata". Bossetti ha poi abbracciato la moglie Marita, la madre Ester, la sorella Laura Letizia, i suoi legali e i consulenti.

IL COMMENTO DEL LEGALE DI BOSSETTI

Claudio Salvagni, avvocato difensore di Massimo Bossetti, ha commentato le dichiarazione spontanee del suo assistito davanti alla corte d'assise d'appello del tribunale di Brescia: "Ha parlato più come uomo che come imputato". Bossetti ha "manifestato tutto il suo dolore per l'ingiustizia che ha subito. Confido nel fatto che, finalmente, sia fatta chiarezza e fugati i dubbi sul dna". 

(ha collaborato Gabriele Moroni)