Pontida (Bergamo), 22 aprile 2017 - Dopo le polemiche dei giorni scorsi, è giunto il giorno del concerto promosso dai centri sociali napoletani, in programma sul terreno di Rfi. Pontida, la cittadina della bergamasca dove ogni anno la Lega Nord tiene il suo appuntamento più importante, è blindata.  Fra l'erba alta del pratone di Pontida dove per anni Umberto Bossi, e poi Matteo Salvini, hanno dettato la linea politica della lega Nord questa mattina si è presentato infatti un gruppetto di persone. Fra di loro l'ex ministro della Giustizia Roberto Castelli, venuto a testimoniare che "il popolo della Lega c'è". "Siamo qui perché alcuni del popolo della Lega non si rassegnano a non testimoniare che il prato è importante. Siamo qui a testimoniare che ci siamo perché - ha spiegato - qualcuno ha pensato che fosse meglio cancellarci per prudenza. Ieri hanno cancellato la scritta Padroni a casa nostra e una lapide è stata blindata". Detto questo, Castelli ha sottolineato di non avere nulla contro la manifestazione: "Basta che manifestino pacificamente" ha osservato.La storica scritta della Lega (De Pascale)

BUFERA SULLA SCRITTA - La decisione di cancellare la storica scritta a caratteri cubitali, e rigorosamente in verde, posta sul muro che delimita a Pontida il prato dove si svolgono i raduni della Lega Nord ha sollevato un polverone. Lo slogan è stato cancellato ieri, alla vigilia della manifestazione. "Capisco che ad alcuni non è piaciuta la scelta di cancellare la scritta sul pratone (per altri deturpata e rifatta più volte), ma la decisione è stata presa in direttivo provinciale, che tutti i militanti sanno essere a porte aperte (almeno a Bergamo), per evitare di dare soddisfazione alle zecche rosse di farsi dei selfie 'piscianti' come in questa foto - ha affermato il segretario provinciale della Lega di Bergamo, Daniele Belotti, sul proprio profilo Facebook dove ha postato una foto dove si vede un ragazzo urinare sul muro con la scritta -. Lunedì la scritta tornerà come prima", ha quindi rassicurato Belotti chiudendo il suo post. La decisione di cancellarla era stata criticata dal segretario milanese della Lega, Davide Boni, perché "i simboli non si cancellano, mi spiace dirlo, era là dal 1990. E io non sono un indipendentista da tastiera... mi spiace per noi, per voi, per tutti... i simboli possono essere anche imbrattati, ma non si cancellano. Domani ne dipingeremo un'altra, ma non sarà la stessa. Mi spiace". Dopo la contestata cancellazione la bufera sulle scritte è proseguita con la comparsa "Salvini duce "e una stella rossa accanto (comunque anche questa già cancellata)