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7 mag 2022

Strage di Samarate, ancora dubbi sul movente. Settimana prossima l'interrogatorio

Secondo i familiari delle vittime, alla base della furia omicida di Alessandro Maja non ci sarebbe una possibile separazione ma preoccupazioni di natura economica

Carabinieri all'esterno di un'abitazione in Via Torino dove un uomo, di 57 anni, secondo una prima ricostruzione, ha impugnato un martello e ha colpito tutta la sua famiglia, uccidendo la moglie, sessantenne, e la figlia minore di 16 anni, per poi scagliarsi contro il figlio maggiore, 23 anni. Successivamente, a quanto emerso, ha tentato di darsi fuoco, Samarate, 4 Maggio 2022. ANSA/AGENZIA BLITZ VARESE
Carabinieri all'esterno della villetta di Samarate dove si è consumata la strage familiare

Samarate (Varese), 7 maggio 2022 - Semnra sfumare l'ipotesi di una prossima separazione come movente della strage familiare di Samarate, dove mercoledì all'alba Alessandro Maja, 57 anni, ha ucciso la moglie Stefania Pivetta 56 anni, la figlia Giulia di 16 anni e ha ridotto in fin di vita il figlio Nicolò.

Alla base del drammatico gesto, che lui stesso potrà spiegare nel suo prossimo interrogatorio (forse già la prossima settimana) potrebbe esserci il terrore di perdere uno stile di vita, una sicurezza economica che, però, non pare fosse realmente in bilico, anzi. È questo che i familiari delle vittime hanno raccontato agli investigatori, ovvero uno scenario dove il protagonista, negli ultimi mesi, era Alessandro Maja e la sua paura di perdere denaro, la fatica a riprendere in mano lo stesso ritmo negli affari pre pandemia, e le costanti richieste di porre attenzione alle finanze di casa.

Lui, ancora oggi, non ha parlato di quei drammatici minuti nei quali, armato di martello, ha colpito la sua famiglia con una furia inaudita prima la moglie Stefania, addormentata sul divano, e i due figli Giulia e Nicolò, che riposavano nelle rispettive stanze, lasciando in fin di vita solo uno di loro, il 23enne, che lotta tra la vita e la morte dal suo letto di ospedale a Varese. Non può cercare di spiegare il suo gesto perché "non è in condizioni di sostenere un interrogatorio", come hanno spiegato i suoi avvocati, tanto da uscire dal carcere solo 30 ore dopo esserci entrato, per finire ricoverato nel reparto di Psichiatria dell'ospedale San Gerardo di Monza.

Se le sue condizioni miglioreranno, è possibile che il gip di Busto Arsizio Luisa Bovitutti fisserà un nuovo interrogatorio di garanzia per la prossima settimana. Solo allora, forse, sarà possibile comprendere cosa ha animato la brutalità di un padre che, a mezza voce, a due vicine di casa che lo hanno sentito lamentarsi sulla porta di casa dopo il duplice omicidio, ha detto "li ho uccisi tutti". La sequenza dei delitti è stata ipotizzata dai carabinieri del comando provinciale di Varese, anche se sono attesi i risultati delle autopsie iniziate oggi.

La prima ad essere colpita è stata Stefania, che dormiva al piano di sotto della villetta gialla acquistata a fine anni '90 dopo che la famiglia si è trasferita a Samarate da Milano. La donna non dormiva nel letto coniugale, o perché tra i due le cose effettivamente non andavano più bene, o perché si era addormentata sul divano con il cane, come ha detto suo padre due giorni fa. Poi è stata la volta di Giulia che è stata colpita mentre dormiva così come Nicolò, che è stato l'ultimo e forse ha avuto la forza di reagire. E ora è ancora vivo.

 

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