Stefano Binda
Stefano Binda

Milano, 12 luglio 2019 - Svolta istruttoria già all’inizio del processo per l’omicidio di Lidia Macchi, anche se solo fra un po’ se ne potrà valutare la portata. La prima Corte d’Assise d’appello ha accolto una delle corpose eccezioni presentate dagli avvocati Patrizia Esposito e Sergio Martelli, difensori di Stefano Binda, condannato in primo grado all’ergastolo per l’omicidio della studentessa di Varese, massacrata con 29 coltellate la sera del 5 gennaio 1987, nella zona di Cittiglio. La Corte ha disposto per il 18 luglio la deposizione dell’avvocato Piergiorgio Vittorini.

Il 5 aprile del 2017, a una settimana dall’inizio del processo in Assise a Varese, il penalista bresciano aveva inviato una lettera ai due difensori, al presidente del tribunale, al presidente del collegio giudicante, al sostituto procuratore generale Gemma Gualdi (che avrebbe sostenuto l’accusa), al presidente del suo Ordine professionale. Scriveva di avere ricevuto la visita di una persona che aveva dichiarato di essere il vero autore della prosa anonima “In morte di un’amica”, inviata alla famiglia Macchi il giorno dei funerali di Lidia, immediatamente ritenuta di mano dell’assassino e attribuita a Binda dalla consulenza grafologica disposta dalla procura generale. Mesi dopo, nell’udienza del 17 ottobre, avvertito dal presidente che era sua facoltà avvalersi del segreto professionale, oppure rinunciarvi in toto, il professionista aveva scelto la prima opzione. Nella loro ordinanza i giudici dell’appello hanno deciso di ascoltare il legale per capire in quali circostanze aveva ricevuto la confidenza e in particolare se questo avveniva in un ambito di mandato difensivo (quindi coperto dal segreto). In secondo luogo, si vuole chiarire se la scelta del silenzio da parte di Vittorini era limitata all’identità del suo interlocutore e non alle modalità e le circostanze di tempo e di luogo nelle quali era avvenuta.

«Ho già ricevuto - dice al telefono l’avvocato Vittorini - la convocazione e sarò presente perché è mio dovere». Attenzione puntata su “In morte di un’amica”. La prossima udienza, un’ora dopo la deposizione di Vittorini, vedrà il confronto in contraddittorio fra le due grafologhe, le cui consulenze sono approdate a esiti antitetici: Susanna Contessini per la procura generale, Cinzia Altieri per la difesa. La Corte ha preso un’altra importante decisione. Come richiesto dalla difesa ha escluso, con motivazioni di carattere procedurale, le consulenze Posa (criminologica) e Mantero (psichiatrica) e la deposizione Clerici (sulle cartelle cliniche di Binda). «Metà della sentenza - dice il difensore Esposito - è basata su prove che non sono più utilizzabili. Per Vittorini siamo contenti perché secondo noi doveva essere sentito». La deposizione di Vittorini era stata chiesta vigorosamente anche dall’avvocato Daniele Pizzi, legale della famiglia Macchi: «Se la persona che si è rivolta a lui ritiene che ci sia un innocente in carcere, lo dica in aula». Stefano Binda siede fra i suoi legali. Giacca grigia, capelli tagliati di fresco, alla domanda del presidente se voglia rilasciare dichiarazioni, risponde che lo farà prima della camera di consiglio.