Mercato a Varese
Mercato a Varese

Varese, 25 maggio 2019 - Tolto un gruppo di uomini che davanti a un caffè stava conversando del possibile approdo di Guardiola alla Juventus, l’argomento di discussione principale all’ultimo mercato di Varese era uno solo: il possibile trasloco dovuto ai lavori che vedranno protagonista piazzale Kennedy. Il termine possibile è figlio dell’incertezza e della poca convinzione degli ambulanti stessi riguardo la svolta.

Il più deciso è certamente il “veterano” Giuseppe Cisco: «Da 50 anni si sente parlare del trasloco di questo mercato, ogni volta sembra tutto pronto e poi rimaniamo qui. Vedrete che sarà così anche questa volta». E non serve neppure far presente che nel caso specifico l’Amministrazione avrebbe sul piatto l’avvio dei cantieri per la realizzazione del piano stazioni e quindi l’addio - momentaneo? - è da considerarsi cosa obbligata. Cisco è quasi irriverente: «Vedremo, vedremo. Andate a vedere che fine faranno quei soldi». Decisamente più possibilista Cristian Fagan che, allontanatosi per una piccola pausa dal proprio banco di calzature, sta parlando del futuro del mercato in uno dei camion ristoro presenti: «Oggi non si parla d’altro è normale. Stavamo valutando proprio le possibili destinazioni indicate dalla stampa».

Sulle ipotesi in ballo il No è categorico a una versione itinerante che giri i vari rioni della città, bocciata anche la soluzione dello spostamento alla Schiranna, si accetta solo l’opzione piazza Repubblica. I motivi? Ecco la versione di Fagan: «Prima di tutto è una questione di appartenenza, non puoi più essere il mercato di Varese se ci sposti dal centro. Qui in un certo senso siamo un centro commerciale all’aperto, la gente viene e fa il suo giro, non compra sempre ma c’è un certo movimento. Come potrebbe esserci in un’altra realtà?». E la ancora più centrale piazza Repubblica? «Lì il problema sarebbe farci stare i quasi duecento ambulanti che ruotano attorno a questo mercato, come scegliere chi accettare e chi no?». Per Fagan la soluzione ottimale sarebbe una sola, spostare le bancarelle nel tratto di piazzale Kennedy ancora adibito a parcheggio e limitare la permanenza delle auto alle strisce blu superstiti, così da rendere possibile un riciclo della clientela. Questo, secondo l’ambulante, «andrebbe incontro anche alle scelte in termini di mobilità della giunta. Hanno giustamente promosso il maggior utilizzo dei mezzi pubblici, allora perché ci spostano dalla zona meglio servita? Come possono pretendere che la cittadinanza arrivi nello stesso numero alla Schiranna». Stessa idea, ma espressa decisamente in maniera più netta, da Cristina Ulivi, che con la sorella gestisce una rivendita di tovaglie. Una sorta di tradizione familiare che ha visto partire il nonno proprio in piazzale Kennedy. «Portarci alla Schiranna vorrebbe dire far morire questo mercato, non possiamo nemmeno pretendere di spostarci di volta in volta, abbiamo già il nostro calendario ed a livello economico sarebbe poco premiante far visita a rioni e quartieri che hanno già le loro dinamiche».

Accoglie tiepidamente tutte le opzioni anche Filippo Giancuzzo che con il suo stand offre pane fresco alla clientela. «Il mercato andrebbe sì rivoluzionato ma non certo spostato, qui servirebbe un lavoro per migliorare l’immagine che diamo e qualche controllo in più». Perché la sensazione è che lo spostamento venga vissuto come un’ulteriore complicazione a una realtà già in difficoltà. Nel mirino finiscono sempre i venditori di merce usata, come raccontano i colleghi insoddisfatti «non si possono fare soldi con chi non ne ha», e gli ambulanti che vendono merce di scarsa qualità. Ad alcuni degli espositori viene rinfacciata un mancato pagamento dell’occupazione del suolo pubblico al Comune. Una percentuale di “evasione” che, a seconda delle opinioni degli intervistati, varierebbe fra il 20 e il 40% delle bancarelle totali. Questo ovviamente a discapito di chi, rispettando le regole, si vedrebbe poi costretto a pagare un supplemento per sopperire all’ammanco. Alla richiesta di maggiori informazioni tutti si trincerano dietro il «sentito dire» e le «voci di corridoio». Nei prossimi giorni, intanto, la giunta Galimberti inizierà a distribuire un questionario realizzato proprio per tastare il polso agli ambulanti sulle possibili nuove sedi.