La mascherina indossata da una bambina nella parte interna è fatta di un tessuto di produzione finlandese chiamato Freedom1 capace di filtrare il 98 per cento di virus e batteri
La mascherina indossata da una bambina nella parte interna è fatta di un tessuto di produzione finlandese chiamato Freedom1 capace di filtrare il 98 per cento di virus e batteri
di Rosella Formenti Ha cominciato a produrre mascherine durante il lockdown, in primavera: Maria Grazia Scianna, titolare del laboratorio tessile Mg, con sede in via Sacro Monte a Busto Arsizio, nei mesi difficili della pandemia non si è arresa all’immobilità forzata delle macchine e ha riconvertito, tra le prime imprese a farlo, una parte dell’attività artigianale per realizzare quei dispositivi di comunità (non medici) di cui allora c’era urgente bisogno, rifornendo prima di tutto associazioni, a cui le ha donate, poi farmacie e...

di Rosella Formenti

Ha cominciato a produrre mascherine durante il lockdown, in primavera: Maria Grazia Scianna, titolare del laboratorio tessile Mg, con sede in via Sacro Monte a Busto Arsizio, nei mesi difficili della pandemia non si è arresa all’immobilità forzata delle macchine e ha riconvertito, tra le prime imprese a farlo, una parte dell’attività artigianale per realizzare quei dispositivi di comunità (non medici) di cui allora c’era urgente bisogno, rifornendo prima di tutto associazioni, a cui le ha donate, poi farmacie e aziende. Da allora a oggi il laboratorio che continua l’altra parte della produzione, quella di lavori sartoriali, ha realizzato 150 mila mascherine. Ora Maria Grazia Scianna è impegnata in un nuovo progetto, si chiama “Love the sea – Ama il mare”, una nuova sfida.

Di che si tratta?

"È un progetto pilota, “Love the sea – Ama il mare”, riguarda la produzione di mascherine utili, belle e che rispettano l’ambiente. È nato dalla collaborazione con Faberlab di Confartigianato Varese, che si occupa di innovazione e con l’architetto Giorgio Caporaso, impegnato nella sua professione di designer sui temi dell’ambiente e della sua salvaguardia, che le ha disegnate. Il risultato del nostro lavoro di squadra è un prodotto nuovo, che nasce dal recupero di materiali dal mare e che non genera altro inquinamento, utilizzarlo è una scelta di qualità e responsabilità verso noi stessi, gli altri e l’ambiente".

Materiali recuperati dal mare?

"La mascherina nella parte esterna è realizzata con tessuto ecosostenibile Carvico e Jersey Lomellina, con filo di Nylon rigenerato Econyl, riciclato dalle reti per la pesca e dalle bottiglie di plastica gettate in mare. All’interno c’è uno strato di tessuto tecnico altamente performante, si chiama Freedom M1, prodotto dalla multinazionale finlandese AhlstromMunksjo, garantisce un valore di efficienza di filtrazione batterica del 98%. La mascherina è sicura, può essere indossata per l’intera giornata in situazioni non ad alto rischio nella vita quotidiana prima di essere lavata a 60 gradi e quindi riutilizzata".

Indossarla, oltre a rispettare le disposizioni per fermare la diffusione del Covid, è allora anche una forma di aiuto all’ambiente?

"Senza dubbio, la mascherina “Love the sea” rispetta l’ambiente due volte di più di quella usa e getta, perché è lavabile molte volte e riutilizzabile, inoltre unisce sicurezza e design. Ne realizziamo nel mio laboratorio di tante forme, anche per conto terzi, c’è attenzione all’estetica oltre che a garantire la sicurezza perché ritengo che in un momento come quello che stiamo vivendo, difficile, anche buio per alcuni aspetti che generano paura, la bellezza in un prodotto come il nostro porta un po’ di luce".