MATTIA TODISCO
Sport

Non è più l’Inter dei fedelissimi. Ora Inzaghi vince con il turnover

Domani con il Frosinone dai quattro ai cinque cambi rispetto alla Champions: così il tecnico ha coinvolto tutti

Non è più l’Inter dei fedelissimi. Ora Inzaghi vince con il turnover

Non è più l’Inter dei fedelissimi. Ora Inzaghi vince con il turnover

L’arma del turnover sta funzionando. Con un calendario così fitto, impegni complicati, è diventato se non un obbligo qualcosa di molto simile per chi come l’Inter è costantemente in campo. La stessa necessità, però, c’era anche negli anni scorsi e non sempre Simone Inzaghi ha dimostrato nei fatti la fiducia nelle seconde linee che sembra avere quest’anno. Da quando è alla guida dell’Inter, infatti, il tecnico ha sempre avuto un avvio di stagione in cui dover organizzare il doppio impegno tra campionato e Champions League, ma cambiamenti così visibili in formazione se n’erano visti meno e soprattutto le partenze erano state più a rilento.

Le prime voci di instabilità della panchina nerazzurra erano infatti arrivate già in autunno, nella passata stagione, dopo che la squadra aveva accumulato sconfitte nel derby, con la Lazio, con l’Udinese, ma l’Europa aveva dato risposte migliori e la vittoria contro il Barcellona in casa era stata il punto di partenza per rialzarsi. Da quel momento, complici anche le prolungate e importanti assenze di Brozovic e Lukaku, Inzaghi aveva scelto i suoi fedelissimi ed era andato avanti soprattutto con quelli, prima della sosta per il Mondiale e per qualche tempo anche dopo. Il processo di gestione con tanti ricambi tra le due competizioni si è visto per la prima volta in maniera corposa nell’ultima parte della passata stagione. Particolarmente in attacco, dove in pratica il tecnico ha gestito le coppie più che i singoli: Lautaro-Dzeko in Champions, Correa-Lukaku in campionato, col risultato di centrare l’accesso alla finale europea, vincere la Coppa Italia e arrivare nelle prime quattro in A nonostante dodici sconfitte.

Adesso non c’è più Brozovic, che nel frattempo in quel finale di annata ha dato il suo contributo ruotando con Barella, Calhanoglu e Mkhitaryan, ma è stato acquistato Frattesi e l’Asllani visto finora è decisamente più maturo. In difesa è tornato ad altissimi livelli De Vrij, lo scorso anno sorpassato di slancio nelle gerarchie da Acerbi e poi riproposto di rado, mentre Skriniar (rimasto in infermeria praticamente per tre mesi) è stato sostituito con Pavard che si è recentemente infortunato ma allo scorso weekend è stato impiegato spesso da titolare.

Forse giusto in attacco, dove in ogni caso è difficile rinunciare a due giocatori che hanno cominciato il percorso a mille all’ora come Thuram e Lautaro, ci si attendevano numeri un po’ superiori da Sanchez e Arnautovic. Il secondo è stato frenato da un infortunio importante, cause di forza maggiore. Quanto al cileno, Inzaghi gli ha comunque concesso la possibilità di esprimersi, dandogli due opportunità da titolare in Champions e una a Salerno in campionato. Domani sera con il Frosinone le cose non cambieranno: rispetto a Salisburgo ci saranno tra i titolari Dumfries, Barella, Dimarco e Martinez, forse anche De Vrij. In pratica, mezza squadra nuova.