Massimo Moratti: "L’Inter è una passione. Che immenso piacere guardarla giocare”

Dopo dieci anni l’ex presidente dei nerazzurri è ritornato ad Appiano Gentile per pranzare con l’attuale dirigenza: "Difficile dire se sia la squadra migliore di sempre, di sicuro è un bellissimo esempio. Ed è super favorita per lo scudetto"

"L’Inter è una passione. Che immenso piacere guardarla giocare"

"L’Inter è una passione. Che immenso piacere guardarla giocare"

L’avrà trovato cambiato, il centro sportivo. Da quando l’Inter era sotto la presidenza di Massimo Moratti, nel 2013, il quartier generale nerazzurro (nel frattempo denominato “Suning Training Centre“ in memoria di Angelo Moratti che lo fece costruire nel 1962, all’inizio dell’epopea della Grande Inter) ha una fisionomia un po’ differente. Sono rimasti i campi, alcune zone sono state rinnovate, c’è una nuova struttura per ospitare giocatori e staff in caso di necessità. Qualche dirigente è ancora nell’organigramma, come Piero Ausilio, molti altri si sono insediati successivamente.

Tutti hanno enorme rispetto per quel che Moratti rappresenta, diciotto anni di presidenza e la bacheca più folta nella storia dei proprietari interisti (come numero uno del club ha vinto 16 titoli, 23 considerati quelli del padre Angelo), tanto che si è deciso di invitarlo per un pranzo con il management, il tecnico, la squadra. "Voglio vedere cosa c’è di uguale, certamente è un’emozione. Ringrazio per l’invito – dice l’ex presidente superando i cancelli del centro sportivo -. L’Inter è una passione lunghissima, fortissima per tutta la famiglia e non solo per me. La squadra è molto forte, fa un calcio divertente. L’Inter più bella di sempre? Può darsi, è difficile fare dei paragoni anche per gli avversari che si incontrano. Come gioco è molto bella, fa piacere vederla, è un bellissimo esempio. Ho sempre detto che per me l’Inter è superfavorita in campionato. Giocano bene, sono più forti, non c’è confronto. Per la Champions è più difficile, vediamo partita per partita".

Grandi meriti vanno soprattutto a chi questo gruppo lo ha modellato, Simone Inzaghi, a cui lo scorso anno proprio Moratti non risparmiò delle critiche, ma che nel frattempo ha raggiunto una finale di Champions League, vinto un altro trofeo a Riyadh (la terza Supercoppa Italiana di fila) e lanciato un filotto da nove vittorie consecutive in A nel 2024 che ha scavato un solco enorme tra la capolista e le inseguitrici. "Sinceramente non mi aspettavo fosse così bravo – ammette Moratti -. Fa piacere averlo perché fa giocare bene la squadra, è un piacere andare a vederla. Zhang? Non l’ho sentito ultimamente, l’ho fatto tempo fa ed era soddisfatto. È un ragazzo giovane, di grande entusiasmo e sono contento sia premiato".

Dalla panchina al campo, la stella è Lautaro Martinez. Capitano, trascinatore, capocannoniere della squadra e della Serie A, all’inseguimento del record di Higuain e Immobile per il maggior numero di reti (36) in un singolo campionato. L’argentino è a quota 23. "Lautaro è un campionato, certamente sarebbe stato benissimo anche nell’Inter del Triplete. Avevamo già Milito per cui avrebbe dovuto dargli una spallata... - dice Moratti sorridendo – In generale mi sembrano tutti adatti al proprio ruolo, mi pare proprio che ci sia un meccanismo che funzioni". Una centralità di cui sono convinti anche in dirigenza, tanto che da mesi si continua a lavorare sul rinnovo di contratto fino al 2028 con un ingaggio da 8 milioni di base e premi fino a toccare quota 10. In breve, se e quando la seconda stella diventerà realtà, comincerà a diventare centrale anche il rinnovo di Inzaghi, il cui contratto scade nel 2025 e che potrebbe essere allungato di altre due stagioni con un ritocco rispetto ai 5,5 milioni annui attualmente percepiti. Anche per mettere a tacere le ingombranti sirene inglesi.