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2 gen 2022

Curva Sud Milano, mezzo secolo nel nome del Diavolo

Gli ultras rossoneri raccontano la loro storia: dai primi gruppi ai giorni nostri. Fotografie, ricordi, striscioni e rivalità

enrico camanzi
Sport
La coreografia di Curva Sud Milano nel derby: dedica agli eroi della pandemia
La coreografia di Curva Sud Milano nel derby: dedica agli eroi della pandemia

Milano - Un patto con il Diavolo di 50 e più anni. La Curva Sud, “casa” dei tifosi più caldi del Milan, in occasione dell’anniversario si è regalata un volume in cui raccogliere la storia di tutti i gruppi che l’hanno resa uno dei punti di riferimento nel panorama ultras italiano ed europeo. Nelle 757 pagine di “Noi”, questo il titolo scelto, si affollano a ritmo indemoniato fotografie, cimeli, ricordi e personaggi a comporre un esplosivo affresco a tinte rossonere. Ne parliamo con Stefano “Potsy” Pozzoni, fra i curatori del libro, storico del calcio milanese, già componente delle Brigate Rossonere, uno dei gruppi storici della Sud.

Quant’è durata la gestazione del libro?

“L’idea fu partorita poco più di tre anni fa, prima della festa dei 50 anni della Curva, celebrata all’Arena di Brera nel dicembre 2018. E’ stato formato un pool diviso in due squadre. Una si è occupata di raccogliere le testimonianze dal periodo dalla fondazione nel 1968 alla fine della Fossa dei Leoni, l’altra ha lavorato sugli anni dal 2005 alla stagione 2018-2019, quella dei 50 anni. Il primo gruppo, quello dei ‘vecchi’, era composto da due esponenti delle Brigate Rossonere, due della Fossa dei Leoni e tre dei Commandos Tigre. Il secondo ha visto la partecipazione dei ragazzi del nuovo corso di Curva Sud Milano, coordinati da un ex Fossa. Gli impegni più faticosi sono stati seguire la cronologia delle stagioni e raccogliere le fotografie, soprattutto le più antiche. Di quelle più vecchie ne abbiamo ricevute alcune inedite che sono veri reperti storici. Quando ce le inviavano era come scartare un regalo di Natale! La realizzazione del libro ha davvero impegnato il team responsabile giorno e notte”.

Che approccio è stato scelto per raccontare questo mezzo secolo?

“Abbiamo voluto raccontare la tifoseria organizzata rossonera seguendone le gesta stagione per stagione, in ordine cronologico. Siamo partiti con un’introduzione per chiarire l’essenza del milanismo, lo spirito ‘casciavit’, popolaresco e di enorme attaccamento alla maglia. Abbiamo ricordato le primissime realtà di tifo organizzato, dagli embrionali “I tuoi Fedelissimi”, dai quali nacquero i Commandos Clan, poco dopo ribattezzati Commandos Tigre. In parallelo abbiamo narrato la fondazione della Fossa dei Leoni. Dal 1968 abbiamo seguito le vicende annata per annata, citando solo i match in cui sono accaduti episodi rilevanti per i gruppi organizzati, come la realizzazione di coreografie d’impatto, gli scontri con le tifoserie rivali o l’esposizione di striscioni dal contenuto particolare; di sostegno, contestazione o sberleffo nei confronti degli avversari. Il libro è chiuso da una serie di capitoli di approfondimento, più centrati sull’attuale Curva Sud Milano, che raccontano la realtà di oggi a 360°, con qualche ulteriore tuffo nel passato”.

A che fonti è stato fatto ricorso?

“In primis le testimonianze orali. I racconti delle persone contattate sono sempre stati confrontati fra loro, anche perché è facile che le versioni fossero diverse, soprattutto quando i fatti narrati risalivano al secolo scorso. Sia per il tempo passato, sia perché le interpretazioni su certe scelte e certi episodi dipendono dalla sensibilità di ciascuno. Sono stati organizzati numerosi incontri anche con personaggi di gruppi che non hanno partecipato alla lavorazione del libro, per esempio esponenti dei Panthers o del Gruppo Brasato, oppure i primissimi frequentatori dei Commandos Tigre ancora vivi, così da fornire un quadro il più capillare possibile. Poi è stato fatto ricorso a Maglia Rossonera, un sito completissimo realizzato da un tifoso milanista in cui sono raccolti accadimenti e testimonianze sulla squadra e i suoi supporter con approfondimenti dedicati a ciascuna partita dalla fondazione a oggi. Le fotografie ricevute sono state un documento preziosissimo: ognuna è stata ‘letta’ con un approccio maniacale. Ad esempio per capire come fossero stati collocati gli striscioni nel tale settore di ognuno degli stadi visitati e come mai fosse stata scelta quella disposizione. Ma anche per identificare gruppi durati pochissime domeniche, se non una sola. Infine sono stati consultati altri libri usciti sul tema, a partire da quello che celebrò i 35 anni della Fossa dei Leoni nel 2003, e le cronache dell’epoca dei quotidiani".

La copertina del volume (Curva Sud Milano)
La copertina del volume (Curva Sud Milano)

Oggi la "casa" degli ultras rossoneri è la Curva Sud, ma all’inizio si radunavano in altri settori. Quali posizioni hanno cambiato e come si è arrivati all’attuale?

Inizialmente i gruppi organizzati si sistemano in due posizioni. I tuoi Fedelissimi, i futuri Commandos Tigre, erano di casa ai distinti della Curva Nord, quello che oggi è il primo anello verde, settore scelto perché erano mediamente di classe sociale più alta rispetto ai ragazzi che frequentavano i popolari. E proprio i popolari saranno la seconda ‘area’ in cui inizieranno a radunarsi i tifosi più caldi. I fondatori della Fossa dei Leoni inizialmente scelgono una zona corrispondente all’attuale secondo anello arancio, alla destra del tabellone (verso l’attuale settore verde, ndr), là dove c’è l’ingresso della Rampa 18, nome che verrà cucito sullo striscione assieme a Fossa dei Leoni. Nella stessa posizione, ma poco più sotto, in transenna, dal 1969 si piazzeranno gli ultras dell’Inter. Nel 1971-72 la Fossa decide di spostarsi. Sia per allontanarsi dai rivali nerazzurri in occasione dei derby, sia per guadagnare più spazio. I suoi componenti si sistemano dalla parte opposta del tabellone, alla sua sinistra (verso l’attuale Curva Sud, ndr), potendo anche esporre un nuovo striscione, più bello e lungo. Nel 1973-74 nascono altri due gruppi, creati da ragazzi più giovani. Sono gli Ultras e la Cava del Demonio. Inizialmente cercano di trovare posto vicino alla Fossa, ma vengono ‘respinti’, anche per la giovane età. Sono loro, però, i ‘pionieri’ del trasferimento dietro la porta”.

Come accade?

“Dopo aver ricevuto l’alt alla collocazione al fianco della Fossa scelgono di spostarsi nell’attuale Curva Sud. Dopo qualche partita, il 25 novembre, in occasione di un Milan-Juventus, la Fossa li raggiunge. Il motivo? Non c’è una versione certa. Qualcuno ci ha detto che si scelse di seguire l’esempio di tifoserie di altre città italiane, solite radunarsi dietro la porta,  la zona con i prezzi più bassi, tranne che a Milano dove i biglietti dell’intero settore popolari avevano lo stesso costo. Altri sostengono che, così facendo, la Fossa volesse aumentare la compattezza della tifoseria organizzata, anche – ma non solo – dal punto di vista dell’impatto visivo. L’assetto definitivo della Curva Sud fu trovato nel 1985, quando anche i Commandos dai distinti nord si trasferirono nell’attuale primo anello blu, nonostante l’iniziale opposizione del loro leader storico Franco Moscatelli. Una decisione presa anche per spegnere le continue tensioni con i supporter nerazzurri prima dei derby, fra lanci di oggetti e scontri sulle scalinate. Così facendo si poté disporre dei due anelli, anche per realizzare coreografie più spettacolari”.

Numerosissime sono le fotografie. È stato complicato raccoglierle?

“Le più difficili da trovare sono state le immagini personali. Scatti privati fatti con macchine di fortuna che ci sono state inviate dai tifosi, contattati uno per uno. Ce ne sono alcune della trasferta ad Auxerre, la prima in Europa dopo il ritorno nelle coppe a metà degli anni ’80, realizzate addirittura con una Kodak Instamatic (macchina fotografica ‘low cost’ prodotta fino al 1988, ndr). In molti hanno setacciato fra cassetti e cantine, riuscendo a mettere a disposizione documenti preziosissimi. Io, per esempio, ho recuperato due foto realizzate da mio padre, una della prima trasferta a cui partecipò il gruppo Vecchia Guardia con lo striscione e una bellissima inquadratura della Curva in un Milan-Juventus sotto la neve del 76-77. Va citata anche una rarità assoluta, l’unica fotografia che mostra il primo striscione della Fossa dei Leoni, appeso alla Rampa 18. Un cimelio eccezionale che ci è stato mandato da uno dei fondatori”. 

Coreografie, striscioni e cori. La Curva Sud è – ed è stata – fucina di creatività. Nel libro come sono descritti?

“L’evoluzione delle coreografie è stata incredibile. Dai primi tentativi a metà degli anni ’80 all’esplosione di creatività degli anni ’90 fino ad arrivare a quelle di oggi, veri capolavori. Più indietro, invece, vanno citati gli scatti in cui si vedono le curve imbandierate. In particolare sono impressionanti le immagini del 6 maggio 1979, quando a San Siro il Milan conquistò lo scudetto della stella. Quel giorno la Curva Sud e i distinti nord dove si trovavano i Commandos erano pieni di vessilli e drappi. Un mare rossonero. Sono documentati anche i lanci di carta igienica e coriandoli tipici degli anni ’70 e dell’inizio dell’80. E non sono stati dimenticati gli spettacoli a base di fumogeni, soprattutto quando era tradizione utilizzare i fuochi da segnalazione navale e i nebbiogeni che avvolgevano l’intera curva. Altro spazio di sfogo della creatività erano i cori. Viene in mente, per esempio, la genialità del Gruppo Brasato, che inventò una serie di cori ‘non sense’, fra canzoni storpiate, utilizzo del dialetto e citazioni umoristiche. Un esempio di ironia tipicamente milanese”.

Com’è stato scelto di raccontare la rivalità con gli ultras interisti e quella con le altre tifoserie?

“Anche in questo caso con un approccio storiografico, fra testimonianze e immagini. La prima scazzottata fra ultras rossoneri e nerazzurri risale alla stagione 71-72, dopo la provocazione di un famoso tifoso milanista soprannominato ‘Tecoppa’, che irrise i cugini sfilando sotto il loro settore con un bastoncino su cui era incastrata una lattina, a ricordo della lattina finita sulla testa di Roberto Boninsegna che permise di invalidare una sconfitta per 7-1 subita dall’Inter in Germania. Uno sfottò ripetuto che fece perdere la pazienza ai supporter dell’Inter. Da lì nacque una maxi-zuffa fra fazioni rivali. Niente se paragonato alle stagioni successive. Quando la rivalità arrivò a livelli inaccettabili, fra armi e agguati anche nel corso della settimana, i responsabili delle curve di Milan e Inter decisero di stringere un ‘patto di non belligeranza’ che dura ancora oggi. Nella rivalità Milan-Inter a livello ultras va citato anche il recupero della tradizione del funerale degli avversari, avvenuto nel ’79, quando il Milan vinse il derby con un gol di Maldera. Furono organizzate le esequie del club nerazzurro in centro, con una manifestazione a cui parteciparono esponenti della Curva Sud. Con le altre tifoserie all’inizio ci fu indifferenza. I primi scontri si verificarono con i supporter della Fiorentina, dai primi anni ’70, in casa e fuori. Tensioni ci sono sempre state con i doriani e con i laziali. Un’acredine che portò a stabilire rapporti d’amicizia – successivamente sfumati – con i loro nemici storici, i genoani e i romanisti. Pesanti scazzi ci sono sempre stati anche con i veronesi e gli atalantini”.

E gli juventini?
“Meritano un discorso a parte. A Milano gli juventini sono moltissimi, ma sono soprattutto tifosi ‘normali’ che si notano solo quando i bianconeri segnano durante una partita a San Siro. I loro gruppi organizzati, invece, sono sempre venuti in trasferta a San Siro. Magari senza striscione e altri segni distintivi,  ma sono sempre stati presenti. Nonostante sapessero di dover  affrontare la trasferta più pericolosa”.

Omaggio ai 50 anni della Curva Sud (art by Giannone per Curva Sud Milano)
Omaggio ai 50 anni della Curva Sud (art by Giannone per Curva Sud Milano)

Quali sono i luoghi storici del tifo ultras milanista ricordati nel volume?
“Al di là di San Siro e delle svariate sedi in cui i gruppi storici si ritrovavano per le loro riunioni e che a volte erano condivisi tanto che, per esempio, in quei periodi gli iscritti alla Fossa si incontravano il giovedì e quelli alle Brigate il venerdì, si è voluto dedicare spazio ai luoghi di ritrovo. Per esempio negli anni ’70 ragazzi e ragazze dei due gruppi nel loro tempo libero si vedevano alla Stella Alpina, una balera all’angolo tra viale Bligny e via Bocconi e nel vicino Bar del Quindici. Nello stesso quartiere è da ricordare piazza Sraffa, uno spazio all’aperto di forma allungata dove si radunavano i tifosi, in particolare i ragazzi che formarono gli Ultras, il gruppo da cui nacquero le Brigate. Quello slargo fino alla metà degli anni ’80 fu utilizzato per realizzare gli striscioni da esporre alle partite, tanto che a lungo rimasero sul selciato i segni dello spray rosso. Più attuale, invece, è il capitolo dedicato al Clan, un pub di Sesto San Giovanni aperto fino a poco tempo fa che ha rappresentato una svolta sociale. Il locale, infatti, era di proprietà della Curva Sud Milano, situazione che ha dato modo di offrire a molti ragazzi un punto di ritrovo per trascorrere il tempo libero, ma anche di poter contare su una sorta di “deposito” per materiale come tamburi e impianti. Alcune pagine sono dedicate ai punti di partenza delle trasferte. Dalla storica piazza Oberdan, dove i pullman attendevano gli ultras all’altezza dei bagni diurni, sui bastioni, fino alle zone scelte dalle ultime generazioni, come la piazza della stazione di Sesto San Giovanni e l’area nei pressi della fermata della metropolitana di Famagosta”.

E i punti di ritrovo in zona stadio?

“Spazio è dedicato al Baretto che, pur trovandosi vicino alla Curva Nord, il settore occupato dagli interisti, è stato a lungo un puntello prediletto anche per gli ultras rossoneri, prima delle partite. Le nuove generazioni di Curva Sud Milano, invece, l’hanno abbandonato e preferiscono radunarsi in piazza Axum, davanti alla panetteria, le cui saracinesche sono state dipinte con i simboli attuali degli ultras milanisti”. 

Oltre a quelli storici, colpisce il numero di gruppi che nel corso degli anni hanno popolato la Curva Sud. Si è voluto citarli praticamente tutti…

“E’ stata una scelta di catalogazione storiografica. Sono stati inseriti persino gruppi apparsi una volta sola, del tutto misteriosi. Un esempio? A Como negli anni ’70 fece la sua comparsa lo striscione dei Fedayn, mai più visto. E non è l’unico caso di ‘pezze’ esposte una volta sola, oppure in una manciata di occasioni. L’intenzione, però, era realizzare una ‘bibbia’ del tifo ultras milanista, quindi è stato corretto includere anche queste ‘meteore’. Certo, la maggior parte dello spazio è dedicata ai tre gruppi storici – Fossa dei Leoni, Brigate Rossonere e Commandos Tigre – e, nella seconda parte, a Curva Sud Milano, l’attuale gestione che ha riunito la tifoseria in un unico sodalizio, con qualche ‘sottogruppo’ e le sezioni, che però fanno riferimento esclusivamente a Curva Sud Milano. È stata un’operazione condotta soprattutto per unificare e ricompattare la tifoseria organizzata dopo qualche anno di profonda crisi e disorientamento. E ha avuto successo: oggi la Curva Sud funziona alla grande, in un momento difficile per il movimento ultras, e ha toccato livelli di tifo impressionanti, con coreografie sempre più apprezzate e un attaccamento alla maglia almeno pari a quello dei vecchi tempi”.  

Questo libro oltre a raccontare la storia della tifoseria organizzata rossonera è un documento che aiuta a capire l’evoluzione del tifo calcistico a Milano e, più in generale, della gioventù milanese?

“È così. Si può dire anche che un volume come questo contribuisca a fare giustizia degli stereotipi che ancora oggi riguardano il mondo ultras. Un universo che da fine anni ’70 a oggi continua a rappresentare per i più giovani uno spazio in cui esprimere la propria creatività e le proprie istanze. Un’ancora di salvezza che negli anni ha tenuto lontano migliaia di ragazzi dall’inerzia e da guai ben più seri. In ‘Noi’ è possibile anche osservare i cambiamenti nel look e nello stile dei giovani milanesi. La tifoseria organizzata rossonera rispetto ai gruppi di altre squadre, a partire dagli interisti, è sempre stata un microcosmo davvero eterogeneo. Sul fronte delle classi sociali e su quello della scolarizzazione. E ha accolto nelle sue fila i ‘seguaci’ delle sottoculture che si sono alternate negli anni sulla scena milanese. C’erano metallari, rockettari, mods, punk, tamarri e anche i paninari, sottocultura nata proprio nella nostra città. A dimostrazione che il movimento ultras è stato capace di unire diverse tendenze e rimanere vivace, pur con tutte le difficoltà, per 50 anni”.

Qual è il patrimonio più importante di questi 50 anni di storia?

“Ognuno potrebbe rispondere diversamente. A mio parere l’eredità più importante che ci lascia questo mezzo secolo sono i rapporti umani cementati nel corso della militanza ultras. Legami affettivi che si sono rafforzati in esperienze che hanno permesso a molti di noi di girare l’Europa e di vivere situazioni irripetibili. Nel bene e nel male. Credo sia un’opportunità concessa solo a chi ha vissuto il mondo ultras in maniera così totalizzante”.

 

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