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9 mag 2022

Dardust super ospite: "Porto l'Eurovision nel futuro con l'elettronica"

Sul palco della prima semifinale con un omaggio ai "grandi" e la complicità di Benny Benassi e Sophie and the Giants: "La kermesse? Ora conta anche a livello commerciale"

andrea spinelli
Spettacoli
Dario Faini, alias Dardust
Dario Faini, alias Dardust

 Dario Faini, anzi Dardust, nei panni di ospite (con Diodato) della prima semifinale, cosa ha preparato per la grande platea dell’Eurovision Song Contest?
“Un set proiettato verso il futuro con grande rispetto della storia e, per quanto mi riguarda, della dance elettronica italiana con un riarrangiamento e una ricodifica dei brani che ne hanno fatto la storia”.

Ad esempio?
“Omaggio cose di Giorgio Moroder, Gigi D’Agostino, ma pure Robert Miles con ‘Children’, i Goblin con ‘Tenebre’, che è una colonna sonora ma a mio avviso ha sempre avuto un’attitudine ‘clubbing’, gli Eiffel 65 con quella ‘Blue’ che rifaccio al piano con un quintetto d’archi per enfatizzarne la bellezza”.

Tutto con Benny Benassi e Sophie and the Giants.
“Li ho scelti io. Con Benny riprendiamo una sua hit mondiale, ‘Satisfaction’, mentre con Sophie and The Giants quella ‘Golden nights’ (nella versione di Astrallix) incisa assieme quattro mesi fa. Debbo dire che gli organizzatori mi hanno lasciato ampia libertà senza alcunché da ridire pure su un set di 5 minuti e 7 secondi che per i tempi serrati del programma sono tantissimi”.

Proporrà pure il suo nuovo singolo “Horizon in your eyes”.
“Già, brano contaminato con un po’ di Giappone perché suggestionato dal taiko, percussione orientale che esprime gioia; insomma, un inno per il ritorno alla condivisione degli spazi dopo due anni di buio”.  

In estate curerà la direzione artistica de La Notte della Taranta, tutt’altro mondo rispetto all’Eurovision. Da appassionato che idea ha dell’ESC?
“All’inizio lo guardavo in modo goliardico, poi ho scoperto che mi catturava e che, a parte certi passaggi kitsch e trash, era una vetrina molto interessante, fra l’altro inserita in un gioco geopolitico che quest’anno, per i fatti che sappiamo, ha anche un’accezione simbolica molto importante. Prima c’era chi obiettava che a livello discografico non spostasse molto, poi sono arrivati i risultati commerciali dei Måneskin e s’è capito che non era così”.  

Pure Mahmood con lei e “Soldi” nel 2019 aveva messo a bilancio numeri importanti.
“Assolutamente. Nonostante il secondo posto a Tel Aviv, quel pezzo ha aperto ad Alessandro le porte d’Europa. Quell’estate andammo in vacanza all’estero e per strada non riuscivamo a camminare perché lo riconoscevano e lo fermavano ad ogni passo”.

Sinceramente, come vede questo suo ritorno in gara con Blanco e “Brividi””?
“Benissimo. Credo che sia assolutamente dentro la terna dei pezzi più belli di questa edizione. Ha un’intensità e un codice stilistico in bilico tra tradizione e futuro straordinari. Certo pure la performance sarà importantissima”.

L’anno scorso all’Eurovision ha chiuso Afrojack e ora riapre lei.
“L’elettronica non è l’unico linguaggio d’Europa. Di sicuro è uno dei più protesi verso il futuro.  Sono contento che si stato scelto come testimonial per questa visione contemporanea e futurista della musica”.
 

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