Sandro del Curto e Gianni Lisignoli
Sandro del Curto e Gianni Lisignoli

Piuro (Sondrio), 19 marzo 2019 Un nuovo   frammento del passato è emerso a Piuro:   nel corso dei lavori di ripulitura del letto del torrente Mera, gli operai si sono imbattuti in un tratto dell’acquedotto in pietra ollare – circa 60 metri – scoperto negli scavi del 1988. Ad insospettire gli addetti ai lavori – impegnati con delle ruspe nello sgombero dei detriti portati nella Mera dalla frana del monte Cengalo dell’estate del 2017 – un tratto di pochi metri dell’acquedotto posto qualche centimetro sotto alle fondamenta dell’argine risalenti agli anni Sessanta. L’operazione di pulizia, almeno dell’area interessata dal ritrovamento, è stata immediatamente sospesa e gli operai, coadiuvati da Gianni Lisignoli, presidente dell’Associazione italo-svizzera per gli scavi di Piuro, hanno introdotto delle sonde all’interno dell’acquedotto, per verificare l’estensione delle antiche tubazioni, antecedenti al 1618, anno in cui il borgo piurasco fu sepolto da un’imponente e devastante frana.

"Da una prima analisi – sottolinea Lisignoli – parrebbe che l’acquedotto verso le cascate dell’Acqua Fraggia si spinga per una decina di metri circa mentre, verso la Svizzera, abbiamo misurato una cinquantina di metri, fino al pozzetto di raccordo scoperto negli scavi del 1988. Nelle prossime ore cercheremo di capire se le tubature hanno un’estensione maggiore".

Soddisfatto anche il sindaco di Piuro, Omar Iacomella, che ha commentato: "Il passato di Piuro risorge dalle acque della Mera". La scoperta   si inserisce nella più ampia ricerca effettuata, negli ultimi anni, dall’Università di Verona sull’area del "Mot del Castel" – luogo degli scavi svizzeri condotti negli anni Sessanta - dove, nel corso delle campagne archeologiche portate avanti nelle ultime estati, sono state rinvenute alcune monete le fondamenta in pietra di un’abitazione, probabilmente signorile. Attorno all’anno 1000, infatti, le costruzioni che presentavano componenti in pietra – oltre ad essere molto costose – erano appannaggio dei signori locali che le utilizzavano sia come status symbol – un po’ come una villa dei giorni nostri – sia in funzione prettamente difensiva. Da quanto emerso fino ad ora parrebbe che la lavorazione della pietra ollare ricoprisse, per l’antico borgo piurasco, un importante risorsa economica.