Il Giro e le sagre. Le corse in bici del “Rusètu“

Maietti Rusètu Butòn era promettente ciclista a cavaliere degli anni Venti e Trenta del secolo scorso, quando le corse erano...

Maietti

Rusètu Butòn era promettente ciclista

a cavaliere degli anni Venti e Trenta del secolo scorso, quando le corse erano open. Una volta corse con Guerra,

la locomotiva umana, in un circuito bassaiolo che prevedeva la salitella della Collada di San Colombano, lo Stelvio della Bassa lodigiana. Rusetu gli tenne la ruota fino

alla salita. Dopo cento metri lo affiancò e lo saltò. Così gasato giunse al culmine, che sbagliò la prima curva della discesa

e fu raggiunto dal campione.

In volata Guerra lasciò Rusètu a un paio di macchine, e si voltò

a mostrargli il linguone. Per mio padre Rusetu sarebbe diventato più forte di Coppi, ma i suoi avevano una macelleria ben avviata in paese: per loro correre in bicicletta era fare la vita del lazzarone scansafatiche. Dopo la corsa di San Colombano, Rusètu ebbe occasione di correre con i grandi soltanto al Giro della Milizia del 1929, una corsa

di quattro tappe con partenza

e arrivo a Milano. Nell’ultima tappa si passava da Lodi e lui chiese ai grandi il permesso di entrarci in testa da solo. Andò da Guerra e dagli altri boss:

"Va’ pure - gli dissero - ma non esagerare". Lui invece, spinto dalla gente che lo incitava, ci diede dentro a tutta, con il gruppone imbufalito alle spalle. Lo presero alle porte di Milano e più d’uno dei grandi minacciò di metter mano alla pompa. Rusètu finì per fare corse da sagra, che poteva vincere anche senza allenarsi. Smise a San Martino in strada. C’era in gara certo Gulli, che aveva appena disputato onorevolmente il Giro d’Italia. Gulli partì sulle colline di San Colombano e Rusetu si mise

ad inseguire con un manipolo di superstiti che non gli davano un cambio. In discesa un maledetto camioncino ansimante in senso contrario, al centro della strada. Rusetu lo scansò per puro miracolo, ma un poveraccio alle sue spalle ci si sfracellò contro. La corsa non venne interrotta. Rusetu vinse la volata del secondo posto di pura inerzia, tanto cotti erano gli altri.

"E quel là?", chiese. Un addetto piegò la bandierina rossa all’ingiù, trinciando l’aria

con un segno di croce.