Arnaldo Liguori
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Politica

Nelle elezioni vincerà il centrodestra, ma stravincerà? Le proiezioni del nuovo Parlamento

Secondo le analisi, Meloni, Salvini e Berlusconi otterranno dal 61 al 64% dei seggi: con il 67% si può cambiare la Costituzione senza passare da referendum

Il 25 settembre si vota per eleggere il nuovo Parlamento

Il 25 settembre si vota per eleggere il nuovo Parlamento

Secondo tutte le analisi condotte nelle ultime settimane, le prossime elezioni politiche consegneranno il Paese all’alleanza composta da Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia. Non c’è sondaggio o studio pubblicato di recente che conduca a un risultato differente. Se la coalizione di centrodestra vincerà, quindi, rimane da chiedersi quale sarà la portata di questa vittoria.

Secondo l’istituto di ricerche politiche Carlo Cattaneo, se si votasse oggi il centrodestra otterrebbe il 61 per cento dei seggi alla Camera e il 64 per cento al Senato. Il centrosinistra guidato dal Partito democratico otterrebbe poco più di un 25 per cento, mentre il Movimento 5 stelle meno del 7 per cento. Nella simulazione, Azione e Italia Viva sono coalizzate (cosa sempre più probabile). Questi numeri dipendono soprattutto dal modo in cui è strutturata l’attuale legge elettorale, “Rosatellum”, che di fatto premia le forze che ottengono la maggioranza.

Gli autori del rapporto hanno analizzato i sondaggi politici dell’ultimo mese e la distribuzione territoriale del voto, mostrando la probabilità di vittoria dei vari schieramenti nei collegi uninominali (dove chi prendere anche solo un voto in più vince il seggio). Come si vede dalla mappa, la stragrande maggioranza dei collegi d’Italia sono saldamente in mano alla coalizione di centrodestra.

Solo un terzo dei seggi in Parlamento, tuttavia, viene assegnato con questo metodo. I restanti due terzi vengono assegnati con metodo proporzionale (per cui un partito che prende il 5 per cento dei voti, ottiene il 5 per cento dei seggi). Il proporzionale riequilibra il peso delle forze politiche, ma il centrodestra resta comunque molto vicino ad una maggioranza dei due terzi (67 per cento), in particolare al Senato.

Questo è importante perché in Italia, con una maggioranza dei due terzi, è possibile riformare la Costituzione senza che i cambiamenti siano sottoposti a referendum popolare. Uno scenario che comunque “appare molto improbabile”, secondo i ricercatori del Cattaneo.

Per due motivi. Da una parte perché “i margini di crescita sulla quota proporzionale appaiono risicati”. Dall’altra perché il centrosinistra dovrebbe perdere in moltissimi collegi considerati sicuri o sicurissimi, tra cui – scrivono gli analisti – “Prato, Grosseto, nel primo municipio di Genova, ma anche in tutti e tre i collegi del centro di Milano, a Napoli-Fuorigrotta e Napoli-San Carlo, nel I e III Municipio di Roma, a Imola, Ravenna, Carpi, Reggio Emilia, Modena”. Un’ipotesi, insomma, ancora piuttosto remota.

Inoltre – affermano i ricercatori del Cattaneo – anche qualora il centrodestra ottenesse una maggioranza dei due terzi, ci si può chiedere se sarebbe così conveniente per Meloni, Salvini e Berlusconi “approvare importanti riforme costituzionali da soli per poi sottrarle anche al giudizio finale dei cittadini”.