Magistrati e forze dell’ordine svelano i dettagli dell’operazione Dioniso
Magistrati e forze dell’ordine svelano i dettagli dell’operazione Dioniso

Pavia, 23 gennaio 2020 - "L’inchiesta prosegue: c’è un “secondo tempo” e poi si vedrà a quali risultati queste indagini condurranno". Giorgio Reposo, procuratore capo di Pavia, ha illustrato ieri mattina in Procura, affiancato dal procuratore aggiunto Mario Venditti e dal sostituto procuratore Paolo Mazza, insieme al comandante provinciale dei carabinieri, colonnello Luciano Calabrò, al comandante provinciale della Guardia di Finanza, colonnello Luigi Macchia, e al direttore dell’Icqrf (Ispettorato centrale tutela qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari), Antonio Iaderosa, l’operazione “Dioniso”.

Una nuova frode sul vino oltrepadano, dopo il precedente del 2014 che aveva decapitato gli allora vertici della cantina Terre d’Oltrepo. In questo caso al centro delle indagini è finita la Cantina sociale di Canneto. Alle prime luci dell’alba di ieri, carabinieri e finanzieri hanno eseguito 7 misure cautelari, di cui 5 agli arresti domiciliari: Alberto Carini, 46enne presidente della Cantina, residente a Castelverde (Cremona); Carla Colombi, 65enne vicepresidente della stessa Cantina, residente a Montescano; Aldo Venco, 65enne enologo (e anche vicepresidente di Assoenologi Lombardia-Liguria), residente a Casteggio; Massimo Caprioli, 58enne enologo, residente a Stradella; Claudio Rampini, 63enne mediatore vitivinicolo di Santa Maria della Versa. Misura cautelare dell’obblio di firma per 2 produttori e conferitori di uve. Tutti nomi noti nel mondo vitivinicolo oltrepadano. Non è stato precisato, per le indagini ancora in corso, se ci siano anche altri indagati oltre ai 7 destinatari delle misure cautelari. E, per ora, non sono stati eseguiti sequestri, né della Cantina né di vini, ma nelle perquisizioni è stata acquisita documentazione che sarà ora vagliata per il prosieguo delle indagini. Come già per il precedente caso di Terre d’Oltrepo, anche per la Cantina di Canneto l’accusa è sostanzialmente di frode in commercio. In questo caso, però, le indagini contestano anche una sofisticazione del prodotto, non nociva ma fraudolenta. "Il miracolo della trasformazione dell’acqua in vino", esemplifica il procuratore aggiunto Venditti. Per mettere sul mercato un quantitativo maggiore rispetto alle bottiglie che la Cantina era in grado di produrre, il prodotto sarebbe infatti stato miscelato con vini di qualità inferiore, ottenuti da uve non certificate, ma anche allungato con acqua e compensato dall’uso di mosto concentrato rettificato (consentito ma soggetto a specifici parametri di utilizzo) e con l’aggiunta di sostanze vietate dai disciplinari, come zucchero invertito, per aumentare la gradazione alcolica, o anidride carbonica, per creare artificialmente le bollicine. "Sofisticazioni non dannose per la salute - precisa il procuratore Reposo - ma fraudolente ai danni sia dei consumatori sia dei molti produttori onesti che si attengono ai disciplinari".

La frode sta appunto nel vendere vino etichettato come Doc, Igt o Bio, che invece non lo è affatto. Per fare quantità (di vendite), in spregio alla qualità (del vino). "Episodi come questo - il commento del presidente di Coldiretti Pavia, Stefano Greppi - mettono a rischio lo sviluppo di un settore strategico. È una vicenda che rischia di avere conseguenze molto gravi e che va a colpire un comparto fondamentale per il nostro agroalimentare. In provincia di Pavia ci sono oltre 13mila ettari coltivati a vigneto e circa 1.400 aziende vitivinicole. L’Oltrepo Pavese non può più permettersi vicende di questo tipo: le eventuali responsabilità andranno chiarite velocemente dalle forze dell’ordine".