Pavia, 4 febbraio 2020 - Un’intera platea in piedi per un lungo applauso. Così il teatro Fraschini ha accolto ieri mattina Liliana Segre. La senatrice a vita, arrivata a Pavia per ricevere la benemerenza civica di San Siro, è stata idealmente abbracciata da quasi 800 persone, 600 delle quali studenti che occupavano il teatro fino al loggione. Ragazzi arrivati per ascoltare il messaggio della senatrice a vita sopravvissuta all’orrore di Auschwitz. "Siete gioielli incastonati in un gioiello", ha detto la senatrice a vita guardando dal palco un Fraschini gremitissimo. "La presenza della senatrice Segre è un onore e un messaggio – ha sottolineato il sindaco Fabrizio Fracassi –: l’antifascismo deve essere di tutti, oltre gli steccati. L’antifascismo e l’antinazismo non sono bandiere di una parte, ma patrimonio di tutti".

Invitati a portare un saluto alla senatrice a vita, gli studenti della consulta provinciale e il presidente dell’Ordine dei giornalisti, Alessandro Galimberti, che ha messo l’accento sull’importanza dello studio della storia e sull’attenzione al linguaggio perché "dalla violenza verbale è un attimo passare a quella fisica". Ma il “piatto forte” della mattinata è stato un indedito confronto tra Liliana Segre e Mino Milani che proprio ieri festeggiava il suo 92° compleanno. A rivolgere domande "difficili" come ha detto la senatrice, ai due ospiti è stato il direttore del Giorno, Sandro Neri, che ha chiesto a Liliana Segre di parlare della scuola e delle leggi razziali. "Ricordo quando di colpo a 8 anni non ho più potuto frequentare la scuola – ha rimarcato la senatrice a vita –. Sono stata espulsa senza aver fatto nulla di male. È stato solo l’inizio di un tempo in cui sono diventata anche invisibile". Quindi l’attenzione si è focalizzata sull’odio che l’anziana donna ha sempre sostenuto di non provare.

"Per 45 anni – ha ricordato – non sono riuscita a parlare di quanto avevo vissuto. Poi ho capito che avevo il dovere di portare la mia testimonianza. Ma non si può odiare, altrimenti si è uguale a chi quegli orrori li ha commessi. Anzi, dobbiamo impegnarci tutti a cancellare l’odio dalle nostre vite". E alla vita ha inneggiato anche Mino Milani che ha invitato i ragazzi a non buttare via nulla e a leggere. "Io ho una regola quando leggo un libro – ha raccontato –: se a pagina 32 non mi prende, lo metto da parte. Voi che siete giovani potete arrivare anche a pagina 16, ma leggete. Leggendo io ho vissuto di più".

Pure Liliana Segre ha voluto raccontare ai "miei nipoti ideali" quanto sia meravigliosa la vita. "Durante l’epoca della mia prigionia – ha ricordato – ci fecero marciare a piedi da un lager all’altro. Doveva essere la marcia della morte, in un’Europa devastata dalla guerra. Ma per noi si trasformò nella marcia della vita. L’Europa non dovrà mai più voltare la faccia dall’altra parte o manifestarsi indifferente di fronte a chi semina odio e violenza". Poi parlando direttamente ai ragazzi prima di ricevere dal figlio del sindaco, Giacomo, un mazzo di fiori ha salutato con un "vi abbraccio come fanno le nonne". Sul libro degli ospiti illustri della città ha lasciato una dedica: "In ricordo di un bellissimo incontro con i giovani di Pavia ai quali auguro un avvenire ricco di tutto ciò che la bella Pavia permetterà loro con il suo patrimonio culturale, umano e artistico".