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16 feb 2021
tiziano troianello
Cronaca
16 feb 2021

Codogno un anno fa: le nostre vite sconvolte. Ma siamo in piedi

Quella notte tra il 20 e il 21 febbraio 2020: la scoperta del paziente 1, la zona rossa, le ambulanze, i lutti. E una domanda: perché è iniziato tutto qui?

16 feb 2021
tiziano troianello
Cronaca

Codogno (Lodi) -  In questi giorni, un anno fa, il Coronavirus si era già incuneato nel nostro territorio del Basso Lodigiano . E noi non lo sapevamo . Seguivamo alla televisione e sui giornali il decorso della malattia dei due coniugi cinesi ricoverati a Roma e vedevamo le immagini della città di Wuhan deserta, in coprifuoco. Negli ambulatori medici si erano presentate - lo scopriremo poi - fin da gennaio e in qualche caso anche da dicembre persone con polmoniti anomale. Diversi casi. Ma - rispettando pienamente il protocollo indicato dalle autorità sanitarie nazionali - i medici chiedevano loro se avevano in qualche modo avuto contatti con la Cina o con persone arrivate dalla Cina e, di fronte alla risposta negativa, escludevano si trattasse del famigerato Covid-19. Questo fino a quando al Pronto soccorso di Codogno arrivò un 38enne , sportivo, reduce da partite di calcio e una maratona. Stava male . Molto male. Aveva febbre alta e non gli passava nonostante le cure tradizionali. In più il quadro respiratorio peggiorava. Allora una dottoressa (Laura Ricevuti) e una anestesista (Annalisa Malara) decisero di andare più di fondo e forzando il protocollo fecero al paziente il tampone .

LA SCOPERTA

L'esito, arrivato dal Sacco di Milano, il 20 febbraio di un anno fa poco dopo le 20 fu sconvolgente: coronavirus. Ecco che il virus ha colpito un italiano. E proprio nell'area in cui viviamo noi. Chissà come mai, poi. Questa è una grande domanda a cui ancora oggi non c'è risposta . C'è chi ha ipotizzato che sia stato favorito dalla "cappa" di smog della Pianura Padana e chi dal fatto che questa sia un'area di importanti scambi "logistici", anche internazionali. Chissà. E chissà se mai un giorno si saprà. Ricordo benissimo le ore successive alla scoperta del "paziente 1" . Lo smarrimento negli occhi di tutti, dalla mattina del 21 febbraio. Le vite sconvolte con l'invito di non uscire di casa. I bar, i negozi, i supermercati, le palestre, le chiese e il cimitero immediatamente chiusi. Persino il nostro ospedale. "Dobbiamo contenere il virus. Indossate guanti e mascherine " ripetevano gli esperti. Nelle farmacie mascherine e guanti erano però introvabili . Se uscivi - e a volte lo dovevi fare per forza - lo facevi affrontando il rischio al 100%.

E il virus si era già sparso a macchia d'olio. Lo testimoniavano le ambulanze che sfrecciavano a sirene spiegate nelle strade deserte e che ci fecero "triste compagnia" per diverse settimane. Lo confermavano le notizie che arrivavano quotidianamente di persone, parenti, amici o anche solo conoscenti, che morivano in ospedali lontani . Pavia, Cremona, Voghera per citarne alcuni. Castiglione d'Adda e Codogno sono stati i due centri della "primissima zona rossa" che alla fine hanno pagato il prezzo più alto per numero di vittime. Sembra incredibile ma è avvenuto tutto veramente.

UN ANNO DOPO

Adesso, a un anno di distanza, il virus è sempre lo stesso, anzi ha anche iniziato a "lavorare" con facce diverse, l'inglese, la sudafricana, la brasiliana. La situazione è migliorata perché essenzialmente abbiamo preso consapevolezza di alcuni comportamenti che sarebbe meglio tenere. Le mascherine, il distanziamento sociale, la limitazione degli spostamenti sono state e restano armi fondamentali. Inoltre le cure in ospedale si sono affinate. E poi c'è il vaccino, la grande speranza . L'atmosfera che si respira qui a Codogno, adesso, un anno dopo è ancora di grande attenzione. Sappiamo che il "nemico" è ancora in agguato . Siamo più poveri, perché questa "guerra" ha portato via tante vite, tanti affetti. Chi è sopravvissuto si sente come un pugile "suonato" dall'"uomo invisibile" subito dopo il primo gong e che però è rimasto in piedi sul ring. E adesso ha davanti a sé ancora 11 round da combattere . Nel frattempo ha assunto qualche vitamina però deve aspettare che facciano il completo effetto. 

UN ANNO DI COVID: IL NOSTRO SPECIALE

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