Milano, 21 novembre 2020 - Manca poco più di un mese al Natale. Un Natale nell'era Covid-19 destinato a cambiare le abitudini e le tradizioni dei lombardi. Per capire come saranno le feste nell'Italia alle prese con la seconda ondata di coronavirus bisognerà attendere il 3 dicembre, giorno in cui scadrà il Dpcm di Conte (che ha distinto l'Italia in zone di rischio per tre fasce di colori) e arriveranno le attese nuove disposizioni. Che quelle in arrivo saranno feste diverse, segnate dalle norme anti-Covid, in Lombardia lo si evince anche da alcune storiche cancellazioni. Quest'anno a Milano non ci sarà ad esempio la tradizionale Fiera degli Oh Bej Oh Bej, immancabile appuntamento per Sant'Ambrogio (patrono della città). E anche altri eventi attesissimi di dicembre andranno in scena in una veste nuova: saltata la "Prima" della Scala nella sua forma più tradizionale, il Piermarini è al lavoro per uno spettacolo alternativo. 

Massima cautela

L'invito degli esperti del mondo scientifico è concorde: massima cautela o si rischia di vanificare i sacrifici fatti nelle ultime settimane. L'obiettivo - come sottolineato dallo stesso primario di Malattie Infettive dell'ospedale Sacco di Milano, Massimo Galli - è quello di non commettere gli stessi errori fatti in estate. "Ho giurato a me stesso che avrei parlato del Natale solo per fare gli auguri ai parenti, perché credo che sia compito di qualcun altro metterci la faccia da questo punto di vista - ha spiegato -. Una cosa è certa. Non possiamo aspettarci di far finta che non sia accaduto nulla: dobbiamo evitare di fare a Natale quello che abbiamo fatto a Ferragosto". Del resto, anche se qualche timido segnale di miglioramento inizia a intravedersi, la situazione in Lombardia è ancora critica: solo ieri oltre 9mila nuovi contagi e 175 decessi, con i ricoveri tornati a salire dopo un giorno di "tregua". 

Governo al lavoro

Negli scorsi giorni lo stesso presidente del Consiglio Giuseppe Conte aveva ammonito: "Dobbiamo prepararci ad un Natale più sobrio; veglioni, festeggiamenti, baci e abbracci non saranno possibili. Una settimana di socialità scatenata significherebbe pagare a gennaio un innalzamento brusco della curva in termini di decessi e stress sulle terapie intensive. E non ce lo possiamo permettere". Ma quali sono le misure al vaglio anche per consentire ai negozianti di prendere fiato dopo le chiusure legate ai lockdown regionali? L'idea di una Italia divisa in fasce di rischio dovrebbe rimanere. L'ipotesi più attuale è possa essere un Dpcm per il periodo dal 3 dicembre fino a ridosso di Natale e uno per le festività vere e proprie.

Gli acquisti nei negozi

Per permettere gli acquisti delle feste i negozi potrebbero usufruire di una fascia più ampia di apertura rimanere aperti in una fascia oraria più estesa per evitare assembramenti. Presumibilmente ci sarà anche l'apertura dei centri commerciali nei fine settimana e nei giorni festivi mentre saranno controllati e contingentati gli ingressi non solo nelle attività commerciali ma anche in strade e piazze (con particolare attenzione alle grandi città).

Locali e ristoranti

Ipotizzata l'apertura serale anche per ristoranti e pub mentre per il Cenone in casa ci saranno raccomandazioni e non divieti (virtualmente inapplicabili): un'idea è che il limite possa essere di avere a tavola non più di sei persone, solo conviventi e parenti stretti. E potrebbe essere portato a sei anche il numero di commensali nei ristoranti.

Spostamenti

Molto attesa anche la decisione suglio spostamenti. Interdetti nelle zone rosse e limitati in quelle arancioni, anche tra regioni sarà sempre consentito il ritorno alla residenza o al domicilio. 

Coprifuoco

Il coprifuoco fissato attualmente alle 22 in tutta Italia, potrebbe slittare alle 23 o a mezzanotte. In corso valutazioni sulla della vigilia e quella del 31 dicembre.  Nessuna deroga dovrebbe invece essere concessa per eventi in piazza o in altri luoghi d'aggregazione, né per le feste.