Lavoratori in presidio davanti al Mercatone Uno di Cesano Maderno
Lavoratori in presidio davanti al Mercatone Uno di Cesano Maderno

Cesano Maderno (Monza Brianza), 29 giugno 2019 - Riaprire i punti vendita Mercatone Uno entro la fine dell’anno. A cominciare da quelli lombardi, che sono 7 su 55. È l’obiettivo dichiarato dall’assessore regionale all’Istruzione, Formazione e Lavoro, Melania Rizzoli. Il punto però oggi, per i lavoratori della catena, 331 in Lombardia, di cui 56 solo a Cesano Maderno, è riuscire ad arrivare a dicembre, visto che da metà maggio non ricevono più nemmeno un euro. La cassa integrazione è stata approvata rapidamente dal Governo ma con una brutta sorpresa: non si farà riferimento ai contratti precedenti (quelli da 38 ore), bensì a quelli a orario ridotto (28, 24 o 20 ore) che lavoratrici e lavoratori avevano accettato con il passaggio di proprietà a fronte di garanzie sull’occupazione. Garanzie che si sono sbriciolate nell’arco di soli 9 mesi, il tempo impiegato dalla Shernon Holding, a cui i commissari governativi dell’amministrazione straordinaria hanno affidato la catena di supermercati nell’agosto 2018, per arrivare al fallimento decretato dal Tribunale di Milano. Ora subiscono anche la beffa: cassa integrazione sì ma sui contratti a orario ridotto (e quindi retribuzione ridotta).

«Lotteremo in tutte le sedi, anche legali, per vedere riconosciuto il diritto alla retrocessione anche dei nostri contratti alla situazione preesistente», afferma Mariana Iurato, sindacalista del punto vendita di Cesano Maderno, che ha partecipato qualche giorno fa all’incontro con Maurizio Landini a Monza. «La situazione per molti di noi è drammatica: l’altro giorno la banca mi ha prelevato la rata del mutuo nonostante 18 giorni fa abbia completato tutta la pratica per chiederne il blocco. Come me sono in molti a vedersi il conto corrente prosciugato senza nuove entrate. Il primo accredito di cassa integrazione lo vedremo, se va bene, a settembre e sarà di poche centinaia di euro». Ma l'assessore regionale Rizzoli alza addirittura la posta: «La Cassa integrazione non è che una soluzione tampone: noi continueremo a monitorare la situazione e a mettere a disposizione tutti gli strumenti di Regione Lombardia, politiche attive incluse. Il nostro obiettivo rimane trovare un imprenditore serio e motivato che rilevi le attività, per arrivare entro la fine dell’anno alla riapertura dei sette punti vendita lombardi e quindi al ripristino della piena occupazione per i 331 lavoratori lombardi coinvolti in questa crisi, 1.800 se consideriamo la scala nazionale. Cercasi imprenditori, e possibilmente anche commissari governativi più attenti».