Rita Pavan ed Enzo Mesagna della Cisl Brianza
Rita Pavan ed Enzo Mesagna della Cisl Brianza

Monza, 3 luglio 2020 - «Per il mercato del lavoro il covid è stato uno tsunami: ha spazzato via tutto quello che si era recuperato dopo la crisi del 2008 e si sta lasciando dietro un disastro da sistemare". Basta dare un’occhiata ai dati occupazionali del primo trimestre 2020, quello che inizia a conteggiare con il mese di marzo l’avvio dell’emergenza, e poi leggere i numeri astronomici raggiunti dalle ore di cassa integrazione ad aprile e maggio, per capire che stavolta non sono esagerate le metafore apocalittiche con cui, alla Cisl di Monza e Brianza, si cerca di descrivere le conseguenze del coronavirus sul mercato del lavoro.

"Siamo in una condizione di incertezza mai vista dal Dopoguerra - aggiunge Rita Pavan, segretaria generale della Cisl brianzola -. Non siamo ancora in grado di stimare la reale portata delle conseguenze se non dicendo che arriverà una situazione molto critica per i lavoratori e le imprese". Per ora sono disponibili solo i dati del primo trimestre del 2020 sul mercato del lavoro in Brianza, quindi numeri non ancora completi sull’intero periodo di emergenza e lockdown, ma sufficienti a comprendere che quello che c’era fino a febbraio è stato stravolto. Si arrivava da un 2019 di lento ma costante miglioramento dei dati sull’occupazione, con gli avviamenti al lavoro nell’area di Monza e Brianza superiori a quelli delle cessazioni: un saldo positivo che col tempo stava facendo tornare alle condizioni precedenti alla crisi, la disoccupazione era al 7% (5,3% per gli uomini, 9% per le donne) e 390mila occupati in Brianza in crescita, con il tasso di occupazione aumentato di 1 punto nell’ultimo anno, dal 67,8% del 2018 al 68,4% del 2019.

Gennaio e febbraio sono stati mesi normali, poi il lockdown. Le conseguenze di quel primo mese di emergenza hanno invertito tutti i valori del trimestre: il saldo è tornato negativo tra assunzioni e cessazioni, 35.251 contro 53.679, per un totale di 18.428 posti in meno e nonostante fosse già in vigore a marzo il blocco dei licenziamenti per giustificato motivo. "Più di 50mil a persone hanno perso il posto di lavoro nel solo periodo di inizio dell’emergenza - spiega Enzo Mesagna, responsabile del dipartimento Mercato del Lavoro della Cisl Monza Brianza –. Sono soprattutto i contratti a termine e i somministrati, e sono dati che andranno aggiornati ai mesi successivi, perché ci saranno da contare anche i posti persi degli stagionali". Per ora il blocco dei licenziamenti sta risparmiando i contratti indeterminati, ma non sono certo al sicuro: "Il 17 agosto, se non viene data una proroga, il blocco termina – prosegue Mesagna – e per ora la ripresa di settembre ha grosse incognite. La maggioranza delle imprese che ha ripreso l’attività sta finendo ordinativi vecchi che, una volta ultimati, potrebbero non essere rimpiazzati da nuove commesse. A questo si aggiunge scarsa liquidità e, se non c’è un nuovo intervento del governo, dal 18 agosto inizierà un’ondata di licenziamenti anche degli indeterminati".

Una misura di quanto sia in difficoltà il settore produttivo la dà il ricorso alle varie forme di cassa integrazione richiesto dalle imprese. I dati forniti dall’Inps per la Brianza non sono disaggregati dall’area di Milano ma restano comunque indicativi. Nei soli primi 5 mesi del 2020 si sono più che decuplicate le ore di cassa integrazione rispetto a quelle concesse nell’intero anno precedente: il totale a maggio è stato di +1.526% di ore di cassa rispetto a tutti i 12 mesi del 2019. Nell’area Monza, Brianza e Milano da gennaio a maggio si è arrivati a oltre 199 milioni di ore di cassa integrazione, rispetto ai 13 milioni dell’intero 2019, e nei mesi di aprile e di maggio sono state rispettivamente 59 milioni di ore e 52 milioni di ore. Il settore manifatturiero con oltre 58 milioni di ore concesse è stato il più colpito, seguito dal commercio con quasi 20 milioni di ore, poi le costruzioni con oltre 12 milioni di ore. I soli uffici della Cisl Monza Brianza hanno ricevuto più di 7mila richieste di cassa integrazione dalle imprese per un bacino di circa 100mila lavoratori coinvolti: vuol dire più di un lavoratore su 4 in cassa integrazione. «Ora chiediamo la proroga del blocco licenziamenti e del supporto della cassa integrazione - dice Rita Pavan -. Mentre per sostenere la ripresa servono scelte strutturali, a cominciare dallo sblocco degli investimenti per opere già definite, il sostegno all’innovazione, politiche familiari, istruzione e formazione, in particolare per chi si troverà disoccupato perché possa rafforzare o “ristrutturare“ le proprie competenze per tornare competitivo nel mercato del lavoro".