CRISTINA BERTOLINI
Economia

Pranzo di Natale quanto mi costi: la Brianza va al risparmio, dal mercato ai discount

Tra le bancarelle e le corsie dei negozi è caccia agli sconti per sopravvivere ai rincari. “Ma spostandosi da un posto all’altro bisogna pensare anche al tempo e alla benzina”

Al mercato di piazza Cambiaghi a Monza i clienti cercano prodotti a basso costo

Al mercato di piazza Cambiaghi a Monza i clienti cercano prodotti a basso costo

Monza – Rincari dei carburanti, guerre e cambiamenti climatici fanno schizzare alle stelle i prezzi del pranzo di Natale. Per risparmiare bisogna rifugiarsi nei discount e scegliere accuratamente i prodotti con i prezzi più abbordabili. Perciò se fino allo scorso anno per un pranzo di Natale in casa si spendevano circa 100 euro per 4 persone ora se ne spendono almeno 120.

"Per risparmiare – dice la signora Laura D’Angelo mentre si destreggia col carrello tra le corsie di un supermercato monzese – non resta che andare a caccia di sconti, suddividendo la spesa tra supermercato, mercato (dove peraltro la verdura costa in media 2 euro al chilo e tre euro la frutta) e i discount dove ancora trovi lo spumante italiano a 3 o 4 euro, contro i prezzi proibitivi del supermercato: minimo 15 euro a bottiglia. Ma così si perde tempo e si spende in benzina".

Fra gli articoli più costosi del pranzo o del cenone di Natale, saltano all’occhio la frutta fresca anche di stagione e il panettone. Il surriscaldamento globale si sente a tavola: arance a 1.75 euro al chilo, ovvero quasi 4 euro per un sacchetto da 2,3 chili. Quanto al dolce natalizio per eccellenza, che fino allo scorso Natale si trovava a partire dai 4 euro al discount quello senza confezione, adesso non si trova a meno di 6; il prezzo medio da 13.40 euro è salito a 14,60 e poi a salire la frutta fresca esotica che cerchiamo per le festività e che sale del 19,3% rispetto a un anno fa: un cesto da 3 chili con ananas, litches, melograno, mango e papaia arriva a costare 22,50 euro.

Medaglia d’argento per il pollame che sale del 18% e quindi una faraona ripiena viene a costare 14 euro al chilo, perciò comprandone una intera si vanno a spendere circa 28 euro. Sul gradino più basso del podio i formaggi, +16,8%. Anche se di solito avanzano, non mancano i contorni. In particolare, per alcune ricette regionali non possono non esserci carciofi (abbacchio al forno) e patate (pesce stocco) che rincarano, rispettivamente del 16,2% e del 16,1%. Prezzi alle stelle anche per le verdure di stagione. E aumentano pure del 16% le patate e del 13% il pane fresco. Ma se proviamo a non cucinare e cerchiamo di cavarcela con piatti pronti, la pagheremo cara. Il conto si presenta salato: +15,7%. I dolci non possono mancare, anche per i regali, ma quelli confezionati lievitano del 13,8%.

Va meglio per quelli freschi, con +6,6%. Segue il pane fresco, che si accompagna agli affettati, che registra un +13,3%. I tradizionali ravioli, tortellini, cappelletti e agnolotti aumentano del 12,5%. Per altri secondi tipici di ricette regionali, la carne bovina +8,6%: il roastbeef di scottona costa 16 euro al chilo, seguita a stretto giro da quella ovina con +8,5%. Gli affettati ci costeranno l’8,2% in più rispetto allo scorso anno, come il pesce fresco. Non va bene neanche per chi, come antipasto, prende polpi o gamberi o cucina cozze e vongole: +7,5%. Se vogliamo brindare con uno spumante o pensiamo di regalarlo dovremo sborsare il 6,7% in più. Anche la frutta secca aumenta del 6,4%: un pacchetto di noci e mandorle da mezzo chilo costa dai 7 agli 10 euro. Chiude il cioccolato, con un aumento almeno del 3,6%.